La guerra dei droni si vince progettando velivoli migliori, ma anche riuscendo a ripristinare velocemente le scorte. Quando migliaia di mezzi vengono consumati, danneggiati o abbattuti, conta soprattutto quanto velocemente un Paese riesce a sostituirli, e la notizia curiosa è che un gigante come la Cina potrebbe avere qualche difficoltà.
Nonostante la sua gigantesca industria manifatturiera, una simulazione realizzata dal Beijing Institute of Technology suggerisce che, davanti a una domanda militare triplicata, la catena produttiva cinese riuscirebbe a completare circa il 63% degli ordini.
In sostanza, anche mobilitando scorte, introducendo straordinari, aprendo nuove linee e convertendo fabbriche civili, resterebbe scoperta una parte importante della domanda. La questione è molto complessa e non si limita al solo assemblaggio di più droni. Dovete sapere che dietro ogni velivolo ci sono tantissimi elementi, ad esempio batterie, l'elettronica, sensori, motori, sistemi di comunicazione e componenti specializzati a seconda della tipologia di modello. Se anche uno solo di questi elementi diventa difficile da reperire, aumentare il numero delle linee di montaggio serve a poco.
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