• MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2026 - SS. Cornelio e Cipriano
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Dizionario italiano

Risultati per "casa" 292 trovati

G

gravàre

anche scritto: gravare

v. 1ª tr., rifl. e intr. (Ind. pres. gràvo). tr. opprimere con pesi (in senso proprio e fig.) opprimere con tasse e tributi. ant. pignorare, sequestrare. rifl., sottoporsi a fatiche eccessive; assumersi oneri, incombenze faticose. intr. (ausato essere o avere), premere con il proprio peso fig.: la maggior parte del lavoro grava su di me; una pesante ipoteca grava sulla casa\b0; solo nell'uso lett. essere di peso; risultare gravoso, molesto.

G

governànte

anche scritto: governante

p. pr. di governare. sost. s. m. e f., chi è al governo, alla guida politica di uno Stato. s. f., donna che nelle famiglie signorili sorveglia e cura i bambini anche la donna che accudisce al disbrigo delle faccende domestiche, in sostituzione della donna di casa, mancante o non disponibile.

G

ginecèo

anche scritto: gineceo

s. m. presso gli antichi Greci, parte interna della casa riservata alle sole donne oggi con valore scherz., luogo dove sono radunate molte donne. in botanica, organo femminile del fiore costituito di uno o più pistilli.

G

giardìno

anche scritto: giardino

s. m. terreno dove si coltivano piante da fioritura e ornamentali; può essere di proprietà privata (e allora è per lo più recintato ed attiguo alla casa o alla villa del proprietario) oppure pubblico (e in questo caso serve per il passeggio e lo svago dei cittadini di un centro abitato); tra i giardini costruiti con criteri e pretese artistiche sono da ricordare: i giardini all'italiana, sorti durante il Rinascimento, soprattutto a Roma, situati sul terreno collinoso che circondava le ville in modo da formare con esse un unico complesso architettonico, i giardini alla francese, che valorizzano la prospettiva e si adornano di laghetti e aiole di disegno geometrico, i giardini all'inglese, più aderenti alla libertà naturale e quindi alieni da ogni schema o disegno geometrico; giardino pensile, costruito su terrazza o su tetto; giardino d'inverno, stanza da soggiorno che, grazie alla presenza di piante in vaso e di ampie vetrate, crea l'ambientazione di un giardino giardino zoologico, luogo dove gli animali esotici tenuti in cattività sono posti in luoghi che cercano di riprodurre per quanto possibile il loro ambiente naturale; città giardino, quartiere di una città, con ampie zone verdi e edifici in forma di villette, abbastanza distanziati l'uno dall'altro; come termine storico: giardino d'Epicuro, la scuola epicurea di Atene ed est. il mondo morale e l'ambiente propri di tale cenacolo giardino d'infanzia, scuola materna per la prima educazione dei bambini dai tre ai sei anni. la parte migliore, più ridente di una regione, di uno Stato: il giardino dell'impero, l'Italia medievale, secondo la celebre definizione di Dante.

G

ghiacciàia

anche scritto: ghiacciaia

s. f. ambiente, spec. sotterraneo, per la conservazione del ghiaccio; a tale sistema si faceva ricorso in passato quando, non conoscendosi ancora la tecnica per produrre il ghiaccio artificialmente, bisognava conservare per l'estate quello dell'inverno. mobile isolato termicamente e a temperatura molto bassa per la conservazione di derrate alimentari: il freddo può essere ottenuto con l'impiego di blocchi di ghiaccio naturale oppure mediante speciali apparecchiature elettriche: in questo secondo caso si preferisce il termine "frigorifero". fig. stanza, casa, ambiente molto freddo.

G

gènte (sostantivo)

anche scritto: gente (sostantivo)

s. f. coll. nell'antica società romana, l'insieme di più famiglie che si riconoscevano discendenti dallo stesso progenitore. popolo, stirpe, schiatta: il diritto delle genti (traduzione della loc. latina ius gentium), quello che regola le relazioni tra i popoli civili nel linguaggio ebraico-cristiano: le genti, i gentili. com. insieme di persone, considerate senza riguardo alla loro qualità o al loro numero; spesso la parola indica l'insieme di tutte le altre persone, in contrapposizione a noi, a quelli di casa nostra, ai nostri amici, ecc.; talvolta s'intende l'intro genere umano; in certi casi perde il valore collettivo e può riferirsi anche ad una persona sola; se è accomagnata da aggettivo o da altra determinazione, la parola indica una determinata categoria di persone in marina, equipaggio.

G

gènio (divinità)

anche scritto: genio (divinita)

(pl. gèni), s. m. nell'antica religione romana, nome di ciascuna delle divinità benefiche generate insieme con ogni uomo col compito di dirigerne le azioni e di vegliare al suo benessere durante la vita; corrispondeva al "demone" dei Greci e all'"angelo custode" dei cristiani; ogni famiglia venerava in particolare il genio del pater familias, come protettore della casa; si attribuiva anche un genio tutelare ad ogni comunità, ad ogni luogo, ad ogni città. nell'uso com., con valore fig., ente astratto o immaginario che si pensa abbia decisiva influenza sulle vicende personali di ognuno; all'opposto: cattivo genio, persona malefica. est. spirito dotato di poteri magici (gnomo, folletto e sim.). inclinazione naturale, talento. favore, gusto per qualcosa: andare a genio a qu., piacergli; incontrare il genio di uno, ottenerne la simpatia. in senso alto, ingegno creatore, capace di grandi opere spec. nel campo delle lettere, delle arti, delle scienze; anche la persona che ne è dotata: genio incompreso, spesso scherz. detto di chi crede d'essere molto da più degli altri, senza fondamento ispirazione artistica.

G

gelatièra

anche scritto: gelatiera

s. f., macchina, anche di tipo casalingo, per fare gelati.

G

gattaiòla

anche scritto: gattaiola

s. f., apertura rotonda nella parte bassa di un uscio attraverso la quale possono passare i gatti per entrare in casa o per uscirne.

G

garzóne

anche scritto: garzone

(f. -óna), s. m. lavoratore dipendente che provvede al disbrigo delle faccende più varie in un negozio, in un magazzino e simili persona assunta da un contadino come aiuto nei lavori dei campi l'equivalente forma femminile indica specialmente la domestica addetta ai lavori di casa; in Toscana, la ragazza presa a servizio dai contadini per i lavori campestri ed anche l'apprendista (di sartoria).

G

galatèo

anche scritto: galateo

(ga-la-tè-o), s. m., l'insieme delle norme che regolano i rapporti formali tra le persone nella società (dal titolo di un trattato scritto da Giovanni della Casa [1503-1556], su suggerimento di Galeazzo Florimonte: questo trattato contiene consigli sul modo di conversare, di comportarsi, di vestire ecc.) qualsiasi libro che illustra tali norme.

F

fuòri

anche scritto: fuori

avv., nell'esterno, all'esterno (di un corpo o di un ambiente; in senso sia reale sia fig.), con valore: a) di stato in luogo in particolare, non in casa, cioè altrove, in casa d'altri, in luoghi pubblici, per le vie, in mezzo alla gente, allo scoperto; b) di moto a luogo. prep. impr. con gli stessi sign. dell'avverbio, nell'introdurre complementi di stato in luogo, moto a luogo, allontanamento, esclusione (spesso è seguita dalle prep. "di" o "da"); l'aggiunta di "di" (meno com. di "da") è obbligatoria quando il complemento è costituito da un avverbio di luogo: fuori di qui, di lì tranne, eccetto (seguita dalla prep. "di"). s. m. inv., la parte esterna.

F

focolàre

anche scritto: focolare

s. m. quella parte del camino, più o meno rialzata da terra, che rimane sotto la cappa e dove si accende il fuoco fig. casa, intimità domestica, famiglia. est. camera di caldaie a vapore dove brucia il combustibile. in geologia: focolare sismico, ipocentro di un terremoto; focolare vulcanico, la sede, sotto la crosta terrestre, del magma. ogni singola comunità del movimento dei focolarini.

F

figurinìsta

anche scritto: figurinista

(pl. m. -ìsti), s. m. e f., chi disegna figurini per un giornale, per una casa di moda o anche per uno spettacolo.

F

fìglio

anche scritto: figlio

(f. -a; pl. m. fìgli), s. m. chi è generato, rispetto ai genitori (detto com. della prole umana ma esteso talvolta anche a quella degli animali); nel plurale maschile può indicare rampolli di sesso diverso (se il rampollo è nascituro, è indicato genericamente con la forma del maschile) figlio di latte, rispetto alla balia, colui che ne ha succhiato il latte. modi e loc. dell'uso com. e fam.: figlio di papà, giovane rampollo di personaggio ricco e influente, cui l'appoggio paterno assicura brillante carriera e vita facile; figlio di papà o di mamma, giovane viziato al quale il padre o la madre le danno tutte vinte; figlio di famiglia, che vive nella casa paterna; figlio di nessuno, di chi è solo e abbandonato, quasi non avesse i genitori; anche, trovatello; figlio d'arte, chi esercita una professione, un mestiere, un'arte già esercitata dai suoi genitori e talvolta anche dai nonni; figlio dell'amore, chi è nato da un'unione extra-matrimoniale fig. qualsiasi persona rispetto alla terra che le ha dato i natali e l'ha nutrita. est. discendente: figli di Adamo ed Eva, gli uomini in genere, secondo la tradizione biblica che vuole Adamo ed Eva come primi progenitori spesso per indicare un rapporto di discendenza o di apparteneneza, fuori dal piano propr. naturale della generazione: figlio del popolo, popolano; figlio del Medioevo, del Rinascimento, del proprio tempo, di persona, spec. artista, che rispecchia i caratteri del tempo in cui vive o è vissuta. nel linguaggio com., spec. fam., epiteto affettuoso usato soprattutto da persona anziana nel rivolgersi (con avvertimenti, consigli e sim.) a chi è più giovane nel linguaggio della Chiesa, nome con cui il sacerdote suole rivolgersi ai fedeli. denominazione degli appartenenti a ordini oppure a congregazioni religiose o di religiosi (maschili e femminili). fig. detto di concetti astratti, prodotto, effetto di qualcosa (con valore appositivo o predicativo, rispettando la concordanza del genere).

F

fattorìa

anche scritto: fattoria

s. f. amministrazione di più tenute agricole da parte di un fattore; funzione, ufficio di fattore. la casa dove abita il fattore e l'insieme delle costruzioni annesse. il complesso di poderi amministrati da un fattore. in passato, complesso edilizio posseduto dai mercanti in paesi stranieri per riporvi le merci. nel linguaggio marinaresco: nave fattoria, grossa nave attrezzata per la caccia e la lavorazione immediata della balena.

F

famìglia

anche scritto: famiglia

s. f. il nucleo di persone formato da marito, moglie e figli che convivono insieme con sign. più largo, anche generi, nuore, nipoti o altri parenti, spec. se vivono sotto lo stesso tetto con valore ancora più largo, la cerchia delle persone intime di casa. con sign. analogo a quello che può assumere la parola "stirpe", l'insieme dei consanguinei di generazioni passate, presenti e future. ant. con senso ancora vicino a quello etimologico, il personale di servizio di una casa o al seguito di un personaggio la famiglia del bargello, gli sbirri. raggruppamento di persone o cose aventi caratteri comuni o comunque uniti da qualche legame in linguistica: famiglia di parole, derivanti da una stessa radice in filologia: famiglia di codici, i manoscritti di un testo variamente legati tra loro in un rapporto di dipendenza e di derivazione e risalenti tutti ad un archetipo. nella classificazione delle scienze naturali, ciascuno dei gruppi in cui si suddivide un "ordine".

F

fabbricóne

anche scritto: fabbricone

s. m. casa popolare di grandi dimensioni, dall'architettura estremamente semplificata. nome che in alcune città viene dato a certi grossi opifici.

E

estìnguere

anche scritto: estinguere

v. 2ª tr. e intr. pron., irr. (Ind. pres. estìnguo, estìngui; per la coniug. V. distinguere). tr. smorzare, spegnere fig.: estinguere la sete, calmarla bevendo. fig. annullare: estinguere un reato, scontare la pena che esso comporta; estinguere un debito, corrispondere l'importo relativo. intr. pron. spegnersi. fig. venir meno, finire. cessare d'essere (in seguito a morte); usato spec. con riferimento a un casato, a una famiglia.

E

esposizióne

anche scritto: esposizione

s. f. il mettere in mostra; collocazione di cose o oggetti in luogo opportuno perché siano visti esposizione del ss. Sacramento, rito liturgico consistente nel collocare l'Ostia consacrata dentro l'ostensorio e quindi esporla all'adorazione dei fedeli esposizione dei neonati, abbandono degli stessi da parte dei genitori. mostra pubblica di opere d'arte o di prodotti del lavoro. come termine fotografico, frazione di tempo durante il quale l'otturatore dell'apparecchio fotografico deve restare aperto per consentire alla luce di impressionare la lastra o la pellicola. la posizione di un luogo, di un edificio e sim. rispetto ai punti cardinali: casa con bella, infelice esposizione, secondo che goda o no di determinati vantaggi (per esempio la luminosità). narrazione ordinata di fatti; illustrazione di dottrine, di concetti, ecc.

C

cùra

anche scritto: cura

s. f. diligente attenzione rivolta verso qualcosa o impiegata in un'attività, in un compito commentato, edito a cura di, detto di un testo, per indicare il nome dello studioso che ne ha curato il commento o l'edizione cautela, riguardo. assistenza, protezione sollecita verso qu.: casa di cura, clinica; anche il complesso dei rimedi che vengono adoperati per far fronte a un determinato fatto morboso, la terapia cura termale, consistente in una serie di bagni in acque terapeutiche la cura delle anime, l'ufficio spirituale assegnato ad un sacerdote e consistente nell'insegnamento religioso e nella somministrazione dei sacramenti presso una comunità parrocchiale; anche la comunità o la parrocchia stessa custodia attenta di un oggetto, perché non abbia a subir danni. persona o cosa che costituisce il centro d'interesse di una persona occupazione, attività. lett. preoccupazione, pensiero molesto.

C

cucinàre

anche scritto: cucinare

v. 1ª tr. (Ind. pres. cucìno). preparare e cuocere le vivande assol. preparare da mangiare; con riferimento al modo di preparare i cibi: cucinare alla toscana, alla casalinga. fig. fam. con riferimento a persona, trattare, conciare per le feste con riferimento a cosa, arrangiare.

C

cubìcolo

anche scritto: cubicolo

(o cubìculo), s. m. nella antica casa romana, stanza per dormire. cella da ergastolano.

C

cottage

ingl., in it. s. m. inv., casa di campagna, piccola ed elegante, in stile rustico.

C

corrispóndere

anche scritto: corrispondere

v. 2ª intr.e tr., irr. (Ind. pres. corrispóndo; per la coniug. completa V. rispondere). intr. (ausato avere). essere in un rapporto reciproco di vario genere con una persona o una cosa; la relazione può essere: a) di somiglianza o affinità (per certi particolari il coccodrillo corrisponde alla lucertola); b) di convenienza (il tenore di vita corrisponde al suo rango); c) di equilibrata proporzione (le spese devono corrispondere alle entrate); d) di conformità (la via seguita non corrisponde a nessuna norma); e) in linguistica, di significato o di forma (la desinenza latina in -us corrisponde a quella greca in -os); f) di pari misura (l'altezza di questa casa non corrisponde alle misure del geometra). succedere, svolgersi, dare esito in modo ben rispondente ad un'aspettativa comportarsi in modo conforme ai propri doveri e impegni. contraccambiare (spec. nel sign. affettivo e sentimentale). star di fronte; detto di una finestra o della facciata d'un immobile, guardare, dare su un luogo. fare eco. corrispondere con uno, essere in rapporto epistolare o d'affari con lui. tr., dare, pagare in cambio (di una prestazione, di un servizio).

C

corrigèndo

anche scritto: corrigendo

aggettivo, che deve essere corretto; detto quasi esclusivamente di minorenne chiuso in una casa di correzione.

C

corridóio

anche scritto: corridoio

(pl. -ói), s. m.. lungo e stretto andito d'una casa che dà accesso a più stanze; galleria; nei vagoni ferroviari, stretto passaggio su cui si aprono i singoli scompartimenti; nei mezzi di trasporto (tram, autobus, ecc.), spazio libero tra le file dei sedili; passaggio interposto fra i sedili nelle sale da spettacolo nelle antiche opere di fortificazione, banchina situata dietro il parapetto del terrapieno e riservata ai difensori. porzione di territorio di uno Stato, che s'incunea nel territorio di un altro Stato, spec. in quanto dà accesso al mare corridoio aereo, stretta striscia di spazio celeste in cui è concesso il transito ad aerei di ogni nazionalità. nei campi da tennis, spazio laterale compreso tra le due linee che delimitano da ciascun lato il campo, nel senso della lunghezza, e che viene utilizzato nelle partite di doppio. nel gergo di certi ambienti goliardici, il trattamento che veniva inflitto alle matricole, consistente nel dover passare tra due file di "anziani", ricevendo da questi una gragnola di scappellotti e altre impertinenze.

C

correzióne

anche scritto: correzione

s. f.. il correggere; il correggersi; in particolare, intervento volto a migliorare la forma e il contenuto di uno scritto con l'eliminazione di errori, imperfezioni o inesattezze o con le inserzioni di quelle integrazioni ritenute utili; riscontro dell'esattezza di un calcolo, di un conto o della regolarità di un procedimento correzione delle bozze di stampa, confronto delle bozze con il testo originale per verificarne l'esatta corrispondenza e eventualmente segnalare a lato delle stesse ogni errore in cui il tipografo sia incorso con significato concreto, qualsiasi segno, frego, parola e sim. con cui si modifica un testo o un disegno originale. precisazione che vale a modificare, a correggere, a sostituire quanto è detto o sostenuto in precedenza; rettifica; ridimensionamento. rimprovero; ammonimento; castigo casa di correzione, riformatorio minorile; tribunale di correzione, lo stesso che tribunale correzionale. nome generico di varie operazioni con cui si mira a migliorare qualcosa dal punto di vista qualitativo, funzionale, ecc.: correzione del terreno, con l'aggiunta di particolari sostanze che ne migliorano certe caratteristiche chimiche; correzione dei mosti, dei vini, l'aggiunta ad essi di determinate sostanze consentite dalla legge, per migliorarne la composizione chimica; correzione dell'alveo di un fiume, modificazione del suo percorso normale limitatamente a un suo tratto; correzione del bagno, in metallurgia, aggiunta di materiali ad un metallo fuso per ottenere una lega dalle caratteristiche desiderate.

C

corrèdo

anche scritto: corredo

s. m. l'insieme delle vesti, della biancheria, degli ornamenti che una sposa porta con sé dalla casa paterna; tutto ciò che occorre, per uso personale, a chi va in collegio o a chi, in genere, si avvia a una nuova condizione di vita. attrezzatura, complesso di ciò che serve per esercitare un'attività. fig. bagaglio di doti, di nozioni e sim. corredo cromosomico, l'insieme dei cromosomi presenti nel nucleo di tutte le cellule. fig. ciò che si aggiunge a un testo come integrazione.

C

coprifuòco

anche scritto: coprifuoco

(pl. coprifuòchi), s. m., in passato, segnale (dato da suono di tromba o di campana) con il quale, a una certa ora della sera, i cittadini venivano invitati a ritirarsi in casa spegnendo tutti i fuochi accesi per evitare incendi; nelle città con cinta muraria a tale segnale venivano chiuse le porte oggi, disposizione emessa dall'autorità militare con la quale si vieta alla cittadinanza di circolare da una certa ora della sera fino a una determinata ora del mattino.

C

coordinàto

anche scritto: coordinato

p. pdi coordinare. aggordinato insieme, disposto secondo l'ordine più adatto per il raggiungimento di uno scopo preciso. in geometria analitica: assi, piani coordinati, che formano un sistema di riferimento. in grammatica: proposizioni coordinate, quelle proposizioni, principali o secondarie, che in un periodo hanno lo stesso grado o funzione sintattica (per esempio: ti saluto e me ne vado; è necessario che gli scriva o che gli telefoni). s. m, insieme di capi d'abbigliamento o di biancheria personale o per la casa che per colore, fantasia o motivo sono concepiti per essere usati tutti insieme.

C

chiùso

anche scritto: chiuso

p. p. di chiudere. aggettivo che è recintato, protetto da muri, ripari, ecc. est.: mare chiuso, senza sbocchi verso l'oceano; Stato chiuso, non confinante da nessuna parte con il mare; fig. sottratto a ogni influenza straniera, privo di contatti con l'esterno. che non è aperto in particolare, detto di porte o finestre, serrato, con le imposte o i battenti accostati processo a porte chiuse, senza partecipazione del pubblico; casa chiusa, postribolo. con riferimento a luogo ove si svolge una certa attività o si presta un determinato servizio a carattere pubblico, sta a significare la sospensione temporanea (per riposo, ferie, orario di lavoro, ecc.) dell'attività o del servizio strada chiusa, non aperta al traffico. fig. che mostra di avere scarsi interessi e scarsa malleabilità; ottuso. fig. che comunica poco con gli altri e soprattutto non spontaneamente; introverso circolo chiuso, sodalizio che non ammette persone estranee; fig. ragionamento o situazione senza sviluppi né sbocchi. in geometria: curva chiusa, che, percorsa in un solo senso, riporta al punto d'inizio. in fonetica: vocali chiuse sono i, u, é, ó, così dette perché nella loro articolazione la distanza tra lingua e palato è piccola e comunque minore di quella che c'è quando si articolano le altre vocali, che pertanto si dicono "aperte" in grammatica: sillaba chiusa, con vocale seguita da consonante che appartiene alla medesima sillaba. s. m. terreno recintato per tenervi gli animali. luogo riparato; luogo in cui non circola aria.

C

cenciàio

anche scritto: cenciaio

(f. -àia; pl. m. -ài), s. m., chi va di casa in casa a raccogliere e comprare cenci e cianfrusaglie d'ogni genere.

C

cavèrna

anche scritto: caverna

s. f. cavità in un terreno roccioso, formatasi per l'azione del gelo, delle acque correnti, dei fenomeni vulcanici, ecc.; si differenzia dalla grotta perché meno profonda e con apertura più larga; in epoca preistorica rappresentò il riparo per l'uomo oltre che per gli animali; molte di esse sono perciò importanti per le testimonianze (resti fossili, disegni, utensili di vario genere) che conservano di quei lontani periodi uomo delle caverne, uomo preistorico; fig. persona poco socievole e rozza. fig. casa buia, malsana, poco accogliente. caverne polmonari, cavità che si formano nei polmoni a causa spec. della tubercolosi.

C

cavalcavìa

anche scritto: cavalcavia

s. m. inv., ponte soprelevato che permette di scavalcare una strada o una ferrovia senza ostacolare il traffico sottostante specie di galleria ad arco che congiunge tra loro due case o due parti di una stessa casa.

C

catàna (giacca)

anche scritto: catana (giacca)

s. f., region. giacca di fustagno per cacciatori tasca grande e fonda, dietro la casacca dei cacciatori, nella quale essi ripongono la selvaggina. est. zaino, bisaccia, tascapane e simili.

C

casùpola

anche scritto: casupola

s. f., casa piccola e misera; abituro, catapecchia, tugurio.

C

castàldo

anche scritto: castaldo

s. m. chi ha cura dei beni di una comunità o di un casato. non com. fattore di campagna; il f. castalda si usa per indicare la moglie del castaldo. forma ant. di gastaldo.

C

casòtto

anche scritto: casotto

s. m. piccola stanza di legno o in muratura per sentinelle, guardie daziarie, giornalai, ecc.; sulle spiagge, cabina che serve ai bagnanti come spogliatoio. settentr. pop. casa di tolleranza fig. confusione, gran disordine e chiasso. nel linguaggio marinaresco, camera situata sui ponti scoperti: casotto del timone, sul ponte di comando, contiene la ruota del timone, la bussola e altri strumenti necessari alla navigazione.

C

casóne

anche scritto: casone

s. m. grossa casa, spec. di periferie cittadine, disadorna e isolata, nella quale abitano più famiglie. casa rustica a pianta rettangolare con tetto spiovente fatto di paglia, tipica delle campagne venete casone di caccia, l'abitazione del guardacaccia; casone di valle, nelle valli da pesca del Veneto, casa, con ampio porticato e lunghi comignoli, che serve da abitazione o da magazzino.