négligé
anche scritto: negligefrs., in it. s. m. inv., veste femminile da casa o da camera.
frs., in it. s. m. inv., veste femminile da casa o da camera.
aggettivo di musica conservatorio, liceo musicale, in cui si insegna musica; strumenti musicali, con i quali si eseguono musiche; casa editrice musicale, che stampa spartiti, opere musicali. che ha inclinazione naturale per la musica. armonioso, dolce, melodioso. in linguistica: accento musicale (o cromatico), quello che consiste nell'innalzamento del tono della voce sulla sillaba accentata; è fenomeno com. per esempio nel serbocroato.
(pl. -òri), s. m. l'accompagnamento funebre di un estinto dalla casa alla chiesa e poi al cimitero. il complesso delle cerimonie e delle preci in suffragio di un defunto. fam. conversazione mancante di vivacità, festa con poca gente, con poco movimento.
v. 1ª tr. (Ind. pres. mobìlio, mobìli), arredare una stanza, un appartamento, una casa di mobili.
s. m. ogni cosa che può essere rimossa, che si può portare da un luogo ad un altro; in particolare, ciascuno degli oggetti che costituiscono gli arredi di una casa. fam. e scherz. detto di pers., tipo, individuo.
s. m., quel piccolo piano d'una casa che sta tra il piano terreno e il primo piano; ha stanze più basse e finestre più piccole.
s. m., da Mentore, nome del nobile personaggio omerico, a cui Ulisse partendo per la guerra di Troia, affidò la cura del figlio Telemaco e della casa, per antonomasia persona capace di guidare saggiamente e paternamente, consigliere fidato; si dice iron. anche riferendosi a persona che non è mai capace di dare un consiglio.
frs., s. m. in it. inv., tutto quanto è relativo alla convivenza coniugale; concr. andamento pratico, amministrazione della casa.
s. f., trattamento terapeutico mediante la musica; tale sistema ebbe in passato decisi sostenitori che della musicoterapia facevano il toccasana anche per malattie organiche; oggi, solo raramente è impiegata con intendimenti psicoterapeutici.
(o mastrùcca) (pl. -che), s. f., tipo di casacca senza maniche, fatta generalmente con pelle di capra, indossata dai pastori sardi.
s. f. usato per lo più nel pl., l'insieme dei mobili, attrezzi e suppellettili necessari ad una casa.
s. f., donna che ha il governo della casa.
s. f., nel Medioevo significò casa colonica, fattoria e anche un insieme di case di campagna costituenti una circoscrizione amministrativa, il cui amministratore era detto massaro; quando quei piccoli centri abitati si moltiplicarono e formarono città, rimase ad alcuni il nome.
s. m., podere con casa colonica, tipico di alcune zone dell'Italia settentrionale e in particolare del Trentino-Alto Adige: maso chiuso, che non si può vendere neanche parzialmente ma che deve essere trasmesso, sempre intero, per eredità.
s. f. bambino o bambina vestita in maschera. nelle scarpe, la parte della tomaia esclusa la punta e il listino posteriore; nell'uso corrente è chiamata così, quando è di colore differente dal resto. fregio o rivestimento di metallo o di plastica, facente parte della carrozzeria di un'autovettura, posto nella parte anteriore e riproducente generalmente lo stemma della casa produttrice. piccolo rettangolo di garza sterilizzata che chirurghi, infermieri e personale assistente si mettono sul volto per coprire naso e bocca durante un intervento chirurgico. macchia di colore diverso da tutto il pelame, che spesso alcuni animali hanno sul muso. a persona che intende ingannarci o nasconderci qualcosa, mostrando di aver scoperto e capito le intenzioni che ha nei nostri confronti, siamo soliti dire.
s. m., rar. appezzamento di terra con casa colonica; fondo, podere.
s. f., lett. abitazione, palazzo, casa signorile.
(pl. -àschi), s. m., istituzione spagnola, affermatasi a partire dal sec. XVI, per la quale il patrimonio di una casata, perché rimanesse integro, veniva trasmesso dall'ultimo possessore a chi gli era più vicino come grado di parentela; allorché si verificava che il grado di parentela più vicino al possessore fosse comune a più di un parente, il patrimonio veniva trasmesso interamente al maggiore di età tra quelli.
s. f. la donna che ha generato un figlio; in senso meno ristretto, la donna che, avendo generato un figlio, lo nutre e lo alleva si dice anche della donna che alleva amorosamente un bambino, pur non avendolo generato. in altri usi con sign. fig.: la comune madre, la Terra, da cui tutto si genera; la madre lingua, madrelingua; la lingua madre, quella da cui hanno avuto origine altre lingue; madre spirituale, la comare di battesimo, la madrina; casa religiosa, chiesa, abbazia madre, quella principale rispetto alle altre considerate minori e da essa derivate o dipendenti. la femmina degli animali che nutre i piccoli da lei generati. titolo che, nei conventi femminili, viene dato alle suore professe o a quelle che rivestono una carica particolare. matrice di una ricevuta, di un assegno, ecc. causa, origine. strettamente unito ad altri sostantivi, sta ad indicare punto culminante, priorità di carattere logico o gerarchico. insieme di batteri acidificanti che compaiono in forma di massa gelatinosa nel vino e nell'aceto. detto di due delle tre membrane o meningi che avvolgono e proteggono la massa cerebrale.
(f. lèi; pl. m. ef. lóro), pron. pers. m. di 3ª pers. sing., forma tonica, usato come complemento (la corr. forma come soggetto è "egli") e riferita sempre a persona; come compl. di specificazione, le forme di lui, di lei, di loro sono consigliabili in luogo dei corrispondenti aggettivi-pronomi possessivi ("suo, sua, suoi, sue"), quando ci sia da evitare un'ambiguità; cosi, invece di dire "si è intrattenuto con Cesare nella sua casa", se si vuol far capire che si tratta della casa di Cesare, si dirà: si è intrattenuto con Cesare nella casa di lui può far da soggetto nei seguenti casi: a) quando si vuol dare al pronome un risalto particolare: se lo ha detto lui, basta; b) in una contrapposizione di soggetti: lo ha detto lei, non io; c) quando il verbo precede: quando verranno loro, che cosa faremo?; d) quando il verbo è nella forma dell'infinito interrogativo-esclamativo, oppure in espressioni assolute col p. p. o col ger.: lui chiederti scusa? non lo farà mai; andata via lei, tornò la calma; essendo loro in ferie, l'ufficio era chiuso; e) dopo parole come "anche, neppure, nemmeno": neppure lui lo sa; f) come predicato dopo un verbo copulativo (come "essere, parere, sembrare"): è proprio lui?; non sembra più lui; g) in esclamazioni: beati loro!; h) nel linguaggio fam.
aggettivo della Lorena, regione storica della Francia orientale. che si riferisce o appartiene alla casa dei duchi di Lorena. sost. s. m. e f., abitante, nativo della Lorena. s. m., dialetto francese parlato in Lorena.
s. f. uniforme variamente foggiata e gallonata, che portavano i servitori di una casa signorile; assisa. est. piumaggio degli uccelli, spec. se è mutevole secondo le stagioni.
(pl. m. -òri). aggettivo dei littori. durante il fascismo l'antico simbolo romano divenne l'emblema del regime e conseguentemente tale aggettivo assunse il significato di "fascista": casa littoria, la sede del partito fascista. s. m. emblema, simbolo del fascismo. est. il fascismo stesso.
s. f. striscia (di stoffa, di carta, di pelle o di altra materia, anche più solida e più robusta) di solito abbastanza lunga e stretta, che si applica per ornamento, per rinforzo, per sostegno e sim. di qualcosa est. segno, in forma di striscia, tracciato a mano o con impressione tipografica. foglio nel quale sono elencati nomi o sono registrate indicazioni varie secondo un certo ordine com. elenco di nomi o di indicazioni: lista della sarta, fattura; liste elettorali, elenco dei cittadini che hanno diritto al voto; liste di leva, elenco di coloro che devono adempiere gli obblighi militari di leva fig.: lista nera, elenco, non necessariamente scritto, di persone che si ritengono sospette o nemiche oppure meritorie di una punizione. lista civile, la somma assegnata normalmente al Capo dello Stato per la gestione e l'amministrazione della sua casa.
s. m. pl., presso gli antichi Romani, gli spiriti degli antenati, venerati come protettori della casa e della patria.
(pl. -àri), s. m., lett. parte dell'antica casa romana adibita al culto domestico dei Lari.
avv. in quel luogo (con valore di stato o di moto); l'avverbio si riferisce a luogo lontano sia dalla persona che parla sia da quella che ascolta; corrisponde per il senso a "lì", di cui può essere considerato una semplice variante; se proprio si vuol fare una distinzione, si può osservare che là indica di solito un luogo più ampio, più indeterminato (e anche più lontano) in unione con altro avverbio di luogo, lo rafforza: là dentro; là fuori; là sopra; là sotto in unione con l'aggettivo-pronome dimostrativo "quello", lo rafforza: quella casa là; quello là, quel tale, quel tipo.
nell'alfabeto di molte lingue straniere, consonante momentanea sorda gutturale, con suono uguale a quello del c gutturale (in parole come casa, chino), dal quale nell'ortografia italiana è comunemente sostituita quando si tratta di rendere le voci straniere nelle quali compare (per esempio chepì dal frs. képi; polca dal ceco polka, ecc.); in alcune di queste voci, spec. per quelle di cui è sentito il carattere straniero o che non sono ancora acclimatate nell'uso comune della nostra lingua, si rispetta maggiormente la grafia della lingua d'origine e quindi si tende a conservare il segno k (per esempio in poker o in karatè); naturalmente il k si conserva sempre nei derivati di nomi propri stranieri nei quali sia presente (per esempio kafkiano = di Kafka, il grande scrittore ceco) k, s. m. o f. inv., il segno che rappresenta graficamente tale consonante; esso si esprime verbalmente con cappa: un cappa minuscolo in chimica, K è il simbolo del potassio; nelle abbreviazioni delle unità di misura del sistema metrico decimale, corrisponde a chilo: km., chilometro; kg., chilogrammo.
p. p. di isolare. aggettivo detto di cosa, che è separato da tutto ciò che sta d'intorno. detto di persona, che è stato segregato per ragioni di particolare cautela o per punizione che è messo nell'impossibilità di stabilire rapporti d'intesa e di collaborazione con altri che vive in solitudine, senza contatti con la gente. detto di evento, che si verifica in via del tutto eccezionale; singolare, unico. nella tecnica, che si trova in stato di isolamento. nel gergo ciclistico, di corridore che gareggia senza essere accasato.
v. 3ª intr.,irr., dif. (è usato nel linguaggio pop. tosc. nell'Infinito presente, nel p. p. ìto, e quindi nei tempi comp., nella 2ª pers. pl. dell'Ind. pres. e dell'Imp. ìte; sono proprie della lingua ant. o poet., oltre quelle su elencate, anche le forme della 3ª pers. sing. e pl. dell'Ind. imperf. ìva, ìvano, della 1ª e2ª pers. pl. del fut. irémo, iréte, della 2ª pers. sing. e3ª pl. del p. r. ìsti, ìrono, delle tre pers. sing. del Cong. pres. èa; ausato essere), andare (secondo l'accezione più generica di tale verbo) |loc. fam. è ito, è bell'e ito, in riferimento a persona, è morto oppure è definitivamente rovinato, e, in riferimento a cosa, è finito male oppure è irrimediabilmente rotto o inservibile; c'è che ire, c'è ancora molta strada da percorrere (da qui al mare c'è che ire), deve ancora passare molto tempo (prima che l'affare sia concluso c'è che ire), c'è una gran differenza (fra questa casa e quella dove abitavi prima, c'è che ire).
p. p. di internare. aggettivo di chi è colpito dalla misura di internamento politico. che è ricoverato in una casa di cura, manicomio e sim.
v. 1ª tr., intr. pron. e rifl. (Ind. pres. intèrno). tr. porre, far entrare dentro, più addentro. con riferimento a casa di cura, manicomio e sim., farvi ricoverare un malato. relegare una persona in un soggiorno sorvegliato, pur senza toglierle completamente la libertà come si farebbe con un recluso. intr. pron., addentrarsi, penetrare addentro. rifl., ricoverarsi in ospedale.
s. f. segno distintivo, emblema di una dignità, di un grado, di un ufficio e sim. stemma gentilizio o civico; est. il motto che spesso compare in uno stemma est. disegno allegorico e motto di una casa editrice, stampato all'inizio o alla fine di ciascun libro da essa pubblicato est. motto, frase che esprime sinteticamente un programma, un metodo, una linea di condotta e sim. vessillo, bandiera, gonfalone; in particolare, bandiera di un esercito o di un reparto militare: spiegare le insegne, come segno d'inizio di una battaglia; ripiegare le insegne, per indicare la ritirata in marina, bandiera di un'autorità militare, che viene inalberata allorquando tale autorità si imbarca: insegne di comando, issate per esempio quando a bordo della nave vi è il capo dello Stato o un ammiraglio. scritta, disegno, contrassegno, figura e sim. che indica un negozio, un albergo, un locale pubblico e sim.
s. m. (f. -a) chi abita a pigione in casa altrui; pigionale con sign. più generico, abitante di una casa. in biologia, organismo che vive con un altro in rapporto di inquilinismo\b0.
p. p. di infiggere\b0. aggettivo che è stato conficcato, che è penetrato in profondità. fig. radicato, che è ben inculcato. s. m. l'intelaiatura, stabilmente collegata alle parti in muratura, di porte, finestre, armadi a muro e sim.; anche ogni finestra, porta, ecc. in linguistica, elemento, costituito da una lettera o da una sillaba, che, inserito all'interno di una parola primitiva tra la radice e la desinenza, serve alla formazione di una parola derivata; per esempio da casa (rad. cas-) si ha incasellare, dove in- è prefisso, -are è suffisso e -ell- è l'infisso.
s. m. presso Greci e Romani, componimento musicale a carattere corale da cantarsi mentre si accompagnava la sposa alla casa dello sposo\b0. spec. nel pl., fig. nozze.
ingl., in it. s. f. inv., tipo di musica dalla linea melodica e compositiva piuttosto semplice, ascoltata soprattutto in casa o fra gruppi di persone.
s. m. solo sing., fazione politica costituitasi in Germania nel sec. XIII in difesa degli interessi dinastici della casa regnante di Baviera; in seguito, durante le lotte tra l'impero e il papato, indicò quella fazione ostile all'imperatore e favorevole al papa; nell'Italia comunale il termine perse col tempo quasi del tutto il suo significato originario e servì semplicemente a designare una delle fazioni che si contrastavano il potere cittadino o una delle alleanze nelle quali si raggruppavano i vari comuni con riferimento al periodo risorgimentale, V. neoguelfismo; oggi infine il termine viene adoperato per lo più polemicamente per indicare qualsiasi atteggiamento assunto in difesa degli interessi della Chiesa.
s. f. la funzione di chi si pone o è addetto a sorvegliare cose o persone con vigilanza continua: montare, smontare la guardia, detto di soldati (e anche di marinai, oppure di medici, infermieri, ecc.) che si succedono in tale servizio secondo un turno prestabilito (turno di guardia), che prevede il cambio della guardia; quest'ultima espressione, nell'uso fig., indica la sostituzione di un gruppo dirigente al vertice di una società, di un partito, di un governo e sim. guardia medica, servizio che garantisce l'assistenza medica d'urgenza e straordinaria cane da guardia, posto a difesa della casa. concr. drappello di persone, per lo più formato da militari, impiegato in un servizio di vigilanza o di scorta: guardia del corpo, gruppo di persone incaricate di proteggere l'incolumità di personaggi d'alto rango nome indicante, in tempi e luoghi diversi, un corpo speciale di militari addetto a varie funzioni, tra le quali primeggia quella di fare da scorta o di esercitare una determinata sorveglianza: guardia nazionale, nel sec. XIX, milizia speciale, composta di privati cittadini; i granatieri della guardia; la vecchia guardia, per antonomasia, quella di Napoleone I (oggi con tale espressione si indica, fig., il primo nucleo dei fondatori o dei promotori di una società, di un'iniziativa e sim.); guardia di finanza, V. finanza. ciascun militare appartenente ad uno di tali complessi o corpi: guardia di città, vigile urbano; guardia di pubblica sicurezza, agente di polizia (spesso dicendo guardia senz'altro si indica proprio quest'ultimo: guardie e ladri); guardia notturna, metronotte in quest'ultima accezione, region. come s. m., per indicare un guardaboschi o una guardia privata. posizione e atteggiamento di difesa nella scherma e anche nel pugilato e nella lotta: in guardia!, avvertimento con cui in passato un duellante avvertiva l'avversario prima di incrociare la lama con lui. parte di un'arma da scherma che protegge la mano che l'impugna (nel fioretto) o insieme la mano e l'avambraccio (nella sciabola e nella spada). il livello che, quando è raggiunto dalle acque di un fiume, dà il segnale di pericolo e avverte della necessità di una speciale sorveglienza sugli argini e le altre opere di difesa.
s. m. rettangolo di stoffa, lungo fino ai ginocchi, che le donne portano davanti alla gonna, legandolo ai fianchi, quando fanno le faccende di casa; anche quello di tela o di cuoio portato da artigiani e simili. sopravveste con maniche che gli scolari, le commesse e altre categorie di persone indossano sul vestito per non sporcarsi.