• MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2026 - SS. Cornelio e Cipriano
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Risultati per "casa" 292 trovati

P

pròtiro

anche scritto: protiro

s. m. corridoio d'ingresso nell'antica casa romana. piccolo portico, sostenuto da due colonne o pilastri, messo ad ornamento del portale d'ingresso delle chiese cristiane; è frequente nell'architettura romanica.

P

pròprio

anche scritto: proprio

(pl. m. pròpri). aggettivo poss., che appartiene a uno solo, che è di proprietà esclusiva di uno (in diretta opposizione ad "altrui"). può essere usato isolatamente, cioè senza un altro aggettivo possessivo nei seguenti casi: a) in sostituzione del possessivo fondamentale di 3ª persona ("suo, sua, suoi, sue, loro") quando si riferisce al soggetto della proposizione e spec. quando "suo, loro, ecc." potrebbero generare confusione; b) quando la proposizione ha un soggetto indefinito oppure è impersonale amor proprio, l'attaccamento, a volte geloso, che uno ha verso la sua dignità, il suo prestigio. usato in unione di aggettivi possessivi fondamentali, ne rafforza il significato, sottolineando il senso della "proprietà". aggettivo di qualità che è tipica, caratteristica, consueta di una data persona o cosa peculiare, specialissimo (in opposizione a "comune, ordinario"). conveniente, adatto. detto di un termine o di altra espressione scritta o orale, preciso, calzante detto di espressioni il cui sign. è quello originario e letterale (in opposizione a "figurato", "estensivo", "traslato", ecc.). in grammatica: nome proprio, quello che indica individualmente una persona, un animale, una cosa, o anche gruppi di persone, animali, cose, allo scopo di distinguerli dagli altri esseri della stessa specie (in opposizione a "nome comune");. in unione all'aggettivo "vero", lo rafforza. decente, presentabile, garbato. avv. propriamente, usando parole proprie, con proprietà. avv. precisamente, per l'appunto. veramente, davvero; spesso rafforza un aggettivo, rendendolo superlativo: siete stati proprio bravi. nelle domande, si dice per chiedere conferma. nelle risposte, equivale a risposta decisamente affermativa la risposta non proprio è parzialmente negativa. con riferimento ad espressione scritta o orale, esattamente, con proprietà di termini o di linguaggio. pron. poss. (f. -a), ha gli stessi usi e sign. dell'aggettivo poss.; in riferimento a persona, usato per lo più nel pl.: i propri, quelli di casa, i familiari; nel sing. con valore neutro: il proprio, tutto ciò di cui uno è proprietario acquistare q. c. in proprio, per sé, sostenendone la spesa; mettersi in proprio, intraprendere un lavoro in piena autonomia, senza essere alle dipendenze di nessuno.

P

prìncipe

anche scritto: principe

aggettivo solo nella loc.: edizione principe, la prima, la più antica o, più rar., la più autorevole. non com. principale, che è primo per importanza. s. m. spec. nel pl., ciascuno dei soldati dell'ant. esercito romano che combattevano in seconda fila, davanti ai triari e dietro gli astati (nell'ordinamento più antico combattevano in prima fila). presso gli antichi Romani, titolo con cui veniva chiamato in epoca imperiale l'imperatore. oggi, sovrano di un principato est. monarca, sovrano in genere il titolo viene dato anche ad alcuni membri d'una famiglia reale: principe ereditario, il figlio primogenito del sovrano o il familiare destinato a succedergli; principe consorte, in paesi dove non vige la legge salica, il marito della regina; i principi della casa regnante o del sangue, i parenti stretti del sovrano detto di privati, titolo nobiliare, il più eminente nella gerarchia, superiore a quello di duca con il f. principessa, s'intende di solito la moglie o la figlia di un principe. principe azzurro, nelle fiabe è la figura del giovane principe con il quale la protagonista, dopo vicende più o meno tumultuose, riesce a coronare il suo sogno di nozze; com. si dice anche dello sposo sognato dalle ragazze romantiche. fig. persona che in un ambiente ha una posizione di primato: il principe delle tenebre, il demonio chi si distingue per particolari meriti, chi eccelle. principe di Galles, tipo di tessuto in cui le linee incrociandosi formano quadri più o meno grandi (la denominazione si riferisce a colui che rese celebre questa stoffa e cioè l'elegantissimo principe di Galles, figlio della regina Vittoria, il quale sarebbe poi divenuto re d'Inghilterra col nome di Edoardo VII).

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primogènito

anche scritto: primogenito

(pl. m. primogèniti). aggettivo, detto del figlio nato per primo ramo primogenito di una casata, che discende dal primo figlio. s. m. (f. -a), il primo figlio, chi è stato generato per primo.

P

prèzzo

anche scritto: prezzo

s. m. il valore commerciale di un bene, nelle economie moderne espresso quasi sempre in moneta: prezzo corrente, di mercato; prezzo di costo, di fabbrica, alleggerito del margine di guadagno del rivenditore; prezzi fissi, che non sono suscettibili di ribassi; prezzo d'affezione, quello che si paga oltre il valore dell'oggetto da acquistare, pur di averlo; prezzo d'amatore, quello che per un oggetto è disposto a sborsare solo chi ne apprezza il valore; mettere a prezzo, vendere, detto spec. di cose non venali la scritta posta vicino all'oggetto in vendita per indicarne il costo; il cartellino stesso che la contiene. qualunque cosa bisogna dare o sacrificare pur di ottenerne un'altra nella loc.: a prezzo di, a costo di. in grammatica complemento di prezzo, quello che indica il costo di un oggetto; può essere definito in forma generica mediante un avverbio (per esempio: pagare una cosa molto, poco, più, meno, abbastanza, ecc.) o in forma precisa mediante l'indicazione della cifra preceduta dalla prep. "per" con i verbi "vendere, comprare", senza prep. con i verbi "costare, pagare" (per esempio: nel 1987 ho venduto la casa per centotrenta milioni; l'ho pagata centotrenta milioni).

P

prèsso

anche scritto: presso

avv. di luogo, vicino, accosto. prep. impr. direttamente unita al complemento, vicino a (stato in luogo e moto a luogo) in casa di con valore più generico, dalle parti di nel linguaggio burocratico, con riferimento a uffici, in, su. seguita dalla prep. "a", indica vicinanza nello spazio o nel tempo; fig.: essere presso a fare una cosa, essere dietro a farla, in procinto di farla. seguita dalla prep. "di" nelle loc. presso di me, di te, di sé, di voi, di noi: teneva due cani presso di sé, in casa sua; presso di voi come festeggiate il Capodanno?, nel vostro paese. s. m., per lo più nella loc. nei pressi, nei luoghi vicini, nei dintorni.

P

presbitèrio

anche scritto: presbiterio

(pl. -èri\b0; lett. -èrii), s. m. la parte della chiesa, immediatamente antistante l'altare, riservata al clero. est. la casa del parroco. consiglio ecclesiastico che ha a proprio capo il vescovo ant. dignità sacerdotale. uno dei raggruppamenti gerarchici secondo i quali si ordina la Chiesa presbiteriana.

P

postrìbolo

anche scritto: postribolo

s. m., lett. casa di meretricio.

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porte-enfant

falso francesismo., s. m. inv., sacco di tela o imbottito, con la parte anteriore più corta di quella posteriore, in cui si pone il bambino per portarlo fuori casa, durante i primi mesi di vita.

P

pòrta

anche scritto: porta

s. f. apertura, praticata nel muro di un edificio, per la quale si entra e si esce; anche l'insieme degli infissi con cui essa si apre e si chiude; ha un sign. non dissimile da "uscio", sennonché, diversamente da tale voce, ha un uso assai più largo (anche fig.) e può riferirsi anche ad aperture di ampie dimensioni con riferimento alle grandi aperture che si aprono sulla cinta delle mura che circondano una città; nella toponomastica delle città; spesso con sign. est. tali nomi comprendono il quartiere cittadino adiacente dibattimento, processo a porte chiuse, con esclusione del pubblico; vendita a porte chiuse, di casa o podere, con tutti gli oggetti e scorte che contengono. est. ogni apertura munita di sportello, serrature e sim.: porta stagna, a perfetta tenuta, impenetrabile all'acqua. fig. passaggio valico montano. in alcuni giochi sportivi a squadre (come il calcio, l'hockey, la pallanuoto, il polo, il rugby), lo spazio del terreno, variamente delimitato, entro cui si deve scagliare la palla per segnare un punto in proprio favore; in alcuni giochi il termine "porta" indica il punto ottenuto nello sci, passaggio obbligato tra due paletti nello slalom, nello slalom gigante, nel supergigante e anche in certi tratti della discesa libera. in geografia: porta di un ghiacciaio, cavità localizzata sotto la fronte del ghiacciaio, da cui escono le acque di fusione. in anatomia: vena porta, quella che conduce il sangue al fegato. in Turchia, durante l'impero ottomano: la Porta, la Sublime Porta, la corte, il governo del sultano.

P

podére

anche scritto: podere

s. m., fondo agricolo, con casa colonica.

P

pìo

anche scritto: pio

(pl. m. pìi), aggettivo che manifesta vivo sentimento religioso, devozione a Dio. pietoso, misericordioso. detto di opera, istituzione o altro ente fondato o gestito da religiosi e indirizzato ad opere di beneficenza: pia casa di lavoro, dove si raccolgono i giovanetti poveri, abbandonati, per abituarli al lavoro; Scuole Pie, fondate da Giuseppe Calasanzio (1556-1648) con l'intento originario di assicurare l'istruzione ai fanciulli poveri. vano, pateticamente inutile. in anatomia: pia madre, nome di una delle membrane che ricoprono il cervello.

P

pievanìa

anche scritto: pievania

s. f. titolo e funzione di pievano. il territorio, la parrocchia che è sotto la giurisdizione del pievano. la casa abitata dal pievano.

P

piède

anche scritto: piede

s. m., in alcuni casi subisce il tronc. in piè. nel corpo umano, ciascuno dei due segmenti terminali degli arti inferiori, che servono sia a sostenere la persona in posizione eretta sia a farla camminare: piedi dolci o piatti, deformati dall'uso di stare troppo tempo in posizione eretta, in modo che toccano il suolo con tutta la pianta quasi completamente appiattita (come loc. gergale, vale "poliziotti"); piede cavo, eccessivamente arcuato; piede equino, che sta appoggiato sulle dita col tallone sollevato; piede talo, che si appoggia solo sul tallone; piede valgo, che poggia al suolo soltanto col suo bordo interno; piede varo, che poggia al suolo soltanto col bordo esterno est. la parte estrema delle zampe degli animali. in moltissime loc. con sign. proprio e fig.: lavoro, ragionamento fatto con i piedi, malamente; restare a piedi, perdere la possibilità di montare su un veicolo o, anche, con senso fig., rimanere in condizioni svantaggiose rispetto ad altri; cadere in piedi, anche col senso fig. di uscir salvo da un pericolo; andare, procedere coi piedi di piombo, usare in un affare estrema cautela; esser legato mani e piedi, nell'impossibilità di operare; puntare i piedi, anche col sign. fig. di esser fermo, irremovibile, tenace, ostinato; la cosa prende piede, vigore, detto anche di pianta che comincia ad allignare; su due piedi, lì per lì, sul momento. con facile passaggio di sign., andatura e quindi, fig., stato, condizione: essere sul piede di guerra, di chi ha tirato fuori le armi, con l'intenzione di combattere; la politica del piede di casa, rivolta soltanto al disbrigo degli affari interni e dell'ordinaria amministrazione; imputato a piede libero, che va in giudizio senza esser stato incarcerato. base, sostegno; parte estrema, bassa, inferiore. in geometria: piede di una perpendicolare, il suo punto di intersezione con un piano o con altra linea. antica misura di lunghezza, di diverso valore secondo i tempi e i luoghi; in particolare, nei paesi anglosassoni, è pari a cm. 30,48. nella metrica classica, la più piccola unità di misura costituita da più sillabe divise in parte accentata (o "arsi") e parte non accentata (o "tesi") nella metrica italiana, ciascuno dei due membri che compongono la prima parte (la cosiddetta "fronte") di ogni strofe della canzone petrarchesca. nome o parte della denominazione usato per designare diversi animali, piante e anche manufatti, che per la forma o la posizione assomigliano ad un piede: piede di corvo, sottospecie di allodola; piede di gatto, erba perenne delle composite; piede di pollo, nell'attrezzatura delle navi, particolare nodo usato per scopi ornamentali; nel linguaggio tipografico, piede indica la parte inferiore di ogni carattere.

P

piccionàia

anche scritto: piccionaia

s. f. il luogo in cui si tengono i piccioni, che può essere la parte alta di una casa o anche una piccola costruzione a forma di torre. l'ultimo piano a tetto d'una casa. fam. l'ultimo ordine dei posti di un teatro; per est. chi vi prende posto.

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picchiòtto

anche scritto: picchiotto

s. m., arnese metallico pendente alla porta di casa, usato per bussare; oggi, come è in disuso l'oggetto, così è poco com. la parola.

P

piàno (sostantivo)

anche scritto: piano (sostantivo)

s. m. in geometria, quella superficie che è capace di contenere per intero una retta che passi per due punti di essa in fisica: piano inclinato, macchina semplice che serve a sollevare e a condurre i pesi più gravi; per esempio è usato negli arsenali per varare o tirare in secco i bastimenti. distesa di terreno pianeggiante (in opposizione a "monte"). qualunque superficie piana; ripiano i piani di una casa, i diversi ordini in cui per altezza si divide una casa; piano nobile, il primo piano, nei palazzi signorili. nelle arti figurative, ciascuna superficie immaginaria sulla quale sono situati gli oggetti da rappresentare, a seconda della distanza che li separa dall'occhio dell'osservatore, in base a una visione prospettica: figure poste in primo, secondo, terzo piano, in ordine crescente di profondità di campo fig.: cosa, persona di primo piano, che è d'importanza primaria, che eccelle. fig. campo, settore degli interessi e dei problemi: poniamo la cosa su questo piano, su di un piano diverso, consideriamola da questo punto di vista, da un altro punto di vista. proiezione grafica su di un piano del disegno di opere naturali o artificiali, sia per rappresentarle chiaramente nel loro insieme, sia come indicazione di un progetto di costruzione o di manovra: piano regolatore, disegno riguardante nuove vie e nuovi edifici da costruire in una città per l'ampliamento o il miglioramento di essa; piano di battaglia, l'ordinamento delle forze militari in punti strategici e le mosse per sorprendere e mettere in difficoltà il nemico est. esposizione programmatica, studio adatto a predisporre un'azione che si ha intenzione di compiere: piano di guerra, riguardante la mobilitazione, l'armamento e le mosse strategiche; piano finanziario, lo stanziamento delle varie somme necessarie a un'impresa; piano di studi, nelle università, l'indicazione della serie di lezioni e di prove, necessarie per il completamento di un determinato corso di studi; piano economico, l'insieme delle prospettive e delle direttive di politica economica che un governo si prefigge per il raggiungimento di determinati obiettivi di sviluppo economico, nel quadro di una politica programmata, detta anche politica di piano; a seconda della scadenza che si pone per la realizzazione dei suoi obiettivi, il piano può essere piano quinquennale, settennale, decennale, ecc. più genericamente, qualunque progetto.

P

pianèlla

anche scritto: pianella

s. f. calzatura leggera, da portarsi in casa, senza tacco o con tacco molto basso e aperta in corrispondenza del calcagno. piastrella di laterizio per pavimentazioni o per copertura di tetti. pianella della Madonna, lo stesso che cipripedio. ant. sorta di elmo di ferro.

P

perquisizióne

anche scritto: perquisizione

s. f., atto, effetto del perquisire: perquisizione personale, quando esiste il fondato sospetto che qualcuno occulti su di sé cose illecite o pertinenti a un reato; perquisizione domiciliare, eseguita nella casa in cui si pensa possa nascondersi un imputato, un indiziato, un evaso oppure una o più prove di un reato; mandato di perquisizione, autorizzazione del giudice a perquisire.

P

pensióne

anche scritto: pensione

s. f. l'assegno periodico, generalmente mensile, che lo Stato, un Comune o altro ente o ditta privata paga ai suoi dipendenti messi a riposo, per raggiunti limiti di età o di servizio, e alle loro vedove pensione erra, assegno periodico che lo Stato paga ai mutilati o invalidi di guerra e alle vedove dei caduti. stato, condizione propria di chi ha diritto alla riscossione dell'assegno. quota che si paga per vitto e alloggio o per vitto soltanto stare a pensione, pagare un certo corrispettivo in cambio di alloggio e vitto; mezza pensione, trattamento che dà diritto all'alloggio e ad uno dei pasti principali. piccolo albergo o casa dove viene concessa tale forma di ospitalità.

P

penetràle

anche scritto: penetrale

s. m. più com. il pl. penetrali, presso i Romani, l'insieme delle parti più interne della casa, d'un tempio. fig. la parte segreta, l'intimo di una persona.

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penàti

anche scritto: penati

s. m. pl. presso i Romani, gli dei protettori della famiglia e della patria. fig. luogo di nascita; casa.

P

patrimònio

anche scritto: patrimonio

(pl. -òni), s. m. l'insieme dei beni che una persona (fisica o giuridica) possiede e di cui può legittimamente disporre est.: una casa costata un patrimonio, una somma molto alta. est. insieme di cose (animali, foreste, ecc.) che costituiscono una ricchezza e una prerogativa per il paese che le possiede. fig. ricchezza spirituale. in biologia: patrimonio cromosomico, l'insieme dei geni che un individuo riceve ereditariamente dai propri ascendenti.

P

paréte

anche scritto: parete

s. f. ciascuno dei muri interni che dividono una casa in stanze est.: pareti domestiche, la propria casa, la famiglia. est. la superficie interna e anche esterna di varie cose. il fianco di una montagna.

P

paranìnfo

anche scritto: paraninfo

(f. -a), s. m. presso gli antichi Greci era così chiamato colui che dopo il banchetto nuziale in casa della sposa accompagnava gli sposi alla casa del marito dove era il talamo nuziale; con il medesimo nome era indicata la donna che assisteva la sposa durante queste fasi delle nozze. oggi, chi fa il mediatore di matrimoni. dal sign. precedente, come sinonimo euf., mezzano, ruffiano.

P

pantòfola

anche scritto: pantofola

s. f., scarpa da casa, per lo più usata in inverno, fatta di panno e di solito foderata e orlata di pelo; babbuccia.

P

pantacollànt

anche scritto: pantacollant

s. m. inv., nell'abbigliamento femminile, pantalone molto attillato a forma di collant che riveste il corpo dalla vita alla caviglia e sul quale generalmente si indossa una camicia sportiva, una maglia o una casacca.

P

pàlma (pianta)

anche scritto: palma (pianta)

s. f. nella classificazione scientifica, nome dato a una famiglia di monocotiledoni, con fiori maschili e fiori femminili distinti e portati da individui diversi; il loro fusto non è ramificato e reca sulla sommità un gran ciuffo di foglie palmate o pennate: la palma da datteri, l'albero più noto di questa famiglia; ha fiori piccoli e gialli, riuniti in grandi pannocchie; i frutti (datteri) sono bacche oblunghe, brune e assai dolci; la pianta è coltivata in tutta l'Africa settentrionale e in Asia fino all'Eufrate; attecchisce anche in Italia, dove però i frutti non giungono a maturazione; la palma da cocco, alta fino a 30-40 metri, produce come frutti le noci di cocco; è diffusa sulle coste di tutti i mari tropicali; la palma nana, o di san Pietro, è l'unica che cresce spontanea dalle nostre parti domenica delle palme, quella che precede immediatamente la Pasqua di Resurrezione, così chiamata dall'uso antico di benedire, nelle chiese, foglie di palma recate dai fedeli a ricordo dell'entrata trionfale di Cristo in Gerusalemme; è detta anche "domenica degli olivi", perché oggi è più in uso di benedire ramoscelli d'olivo, ma questa denominazione è meno comune rispetto a quella tradizionale, tanto che è chiamata palma benedetta la fronda d'olivo che il fedele riporta a casa e tiene presso il suo capezzale fino alla domenica delle palme dell'anno successivo. premio di una vittoria, dall'uso greco e romano di dare in premio foglie di palma ai vincitori in pubbliche gare come locuzione poetica: avere, dare la palma, significa est. ottenere, assegnare la vittoria in qualsiasi cimento, anche senza l'assegnazione di quel premio palma del martirio, quella concessa da Dio ai martiri della fede.

P

palàzzo

anche scritto: palazzo

s. m. casa grande, signorile, in genere bella e maestosa, dimora di re, principi o signori; attualmente tali edifici sono spesso adibiti a pubblici servizi o trasformati in musei: maestro di palazzo, maggiordomo, gran cerimoniere; congiura di palazzo, organizzata e attuata contro il sovrano da parte di elementi della sua corte palazzo di vetro, la grandiosa sede delle Nazioni Unite a New York. est. casamento a più piani, che comprende appartamenti per abitazione civile. fig., centro, apparato del potere politico.

P

palandràna

anche scritto: palandrana

s. f. veste lunga e larga, indossata anticamente per casa dagli uomini. scherz. ogni abito vecchio e lungo.

P

padróne

anche scritto: padrone

(f. -óna), s. m. chi ha piena facoltà di disporre a suo piacere di una cosa; di solito, ma non sempre, ne è anche il proprietario: il padrone di casa, di un appartamento dato in affitto ancora in uso nel senso di datore di lavoro, principale. chi esercita un'autorità assoluta e totale in una situazione o in un ambiente molto com. costruito con la preposizione "di" seguita da infinito, con il sign. aggettivale di "libero". chi ha padronanza, cioè conoscenza completa e sicura di una disciplina, di un'arte chi ha il controllo di una certa realtà, così da dominarla.

P

padronàle

anche scritto: padronale

aggettivo del padrone, dei padroni: casa padronale, dove abita, quando sta in campagna, il padrone (in opposizione alla "casa colonica", dove abita il contadino); vino padronale, quello che il padrone delle vigne fa vendere per suo conto; parte padronale, la parte della rendita agraria che spetta al padrone. che appartiene ad un proprietario (in opposizione a "comune", "condominiale", "pubblico" e sim.). meno com. autoritario.

Ò

òspite

anche scritto: ospite

s. m. e f. chi accoglie e alloggia in casa sua un forestiero. la persona che è ospitata nel linguaggio sportivo, squadra ospite è quella che sostiene una gara sul campo dell'avversaria ospite d'onore, cantante, attore o personaggio che interviene in uno spettacolo, in una manifestazione, in una cerimonia e sim., in qualità di ospite di maggior prestigio. in biologia, organismo che accoglie un parassita.

O

ospitànte

anche scritto: ospitante

p. pr. di ospitare\b0. aggettivo, che accoglie in ospitalità nel linguaggio sportivo, detto della squadra che gioca nel proprio campo o, come si dice com., in casa.

O

onóre

anche scritto: onore

s. m. quel sentimento che ci porta ad aver cura del nostro buon nome ed è testimonianza di probità e di onestà: punto d'onore, impegno sentito come vincolo morale; debito d'onore, che non la legge, ma la coscienza impone di pagare; delitto d'onore, vendetta sanguinosa di un tradimento coniugale. inteso come affermazione all'esterno di persona che si comporta onorevolmente, può significare "merito" e, con sign. più solenne, "gloria" nel linguaggio sportivo: piazza d'onore, il piazzamento in classifica tra i primi posti, anche se non al primo posto, di una squadra o di un atleta. considerato nelle sue conseguenze rispetto al giudizio di altri, significa "stima, riconoscimento dei meriti" fare onore alla propria parola, alla propria firma, mantenere con scrupolo un impegno contratto a voce o per scritto. atto formale di rispetto e di omaggio: onori di guerra, dimostrazione di stima al nemico vinto; rendere gli onori militari, dimostrazioni di rispetto ad autorità da parte di militari, consistenti nel presentare le armi, nel fare parate, nel far risonare squilli di tromba e fanfare; scorta d'onore, ad una personalità; onori funebri, quelli che si rendono agli estinti, con cerimonie e accompagnamento delle salme posto d'onore, a tavola per il commensale di riguardo. carica di prestigio e responsabilità, grado. nel linguaggio dei convenevoli, cortesia, piacere fare gli onori di casa, di chi accoglie ospiti e li fa segno delle dovute attenzioni. lett. l'ornamento che costituisce il maggior pregio di una cosa. nel pl., le carte più importanti e decisive, in giochi come il bridge e il tressette.

O

oggettìstica

anche scritto: oggettistica

s. f. (senza pl. ), l'insieme degli oggetti da regalo, per la casa, l'arredamento e simili, prodotti per un consumo di massa.

N

noi

pron. pers. m. e f. di 1ª pers. pl. usato per indicare una pluralità, un gruppo di persone di cui fa parte chi parla; in posizione di soggetto per lo più è tralasciato, ma è sempre espresso nelle contrapposizioni o quando si voglia dargli particolare rilievo; in questo secondo caso può essere anche rafforzato con "stesso, medesimo" può comparire come soggetto al posto di "io"; in questo caso i grammatici parlano di pl. maiestatico: noi Rettore Magnifico dell'Università oppure con valore impers.: gli occhi registrano con esattezza tutto ciò che si trova intorno a noi si può trovare anche come soggetto di verbi costruiti impers., ma si tratta di un uso tosc.: noi si arriverà alle cinque di domattina in unione con "altri, altre" forma il composto "noialtri, noialtre". usato come complemento: a) con valore di complemento oggetto o complemento di termine, sostituisce le forme atone "ci, ce" quando gli si voglia dare un maggiore rilievo: ha scelto noi; b) in complementi retti da preposizione: è voluto venire con noi con valore particolare: da noi, a casa nostra, al nostro paese.

N

nòbile

anche scritto: nobile

aggettivo detto di chi apparteneva alla casta di coloro che, per nascita o per investitura sovrana, godevano di particolari privilegi e avevano nella società, rispetto a tutte le altre classi, maggior potere; oggi i loro discendenti possono soltanto fregiarsi del titolo. est. detto di tutto ciò che ha particolari meriti o pregi piano nobile, il piano di una casa (quasi sempre il primo) dove sono le stanze più ampie e accoglienti. fig. non contaminato da tutto ciò che è basso o volgare nobile gesto, nobili propositi, magnanimi, generosi. fig. proprio di chi nel gestire, nell'atteggiarsi dà prova della propria signorilità, della propria compostezza, e anche proprio di tale comportamento. in chimica: gas nobili, i gas (elio, neon, argo, cripto, xeno e niton) che presentano difficoltà a reagire chimicamente; metalli nobili, i metalli (platino, oro, osmio, ecc.) che difficilmente si ossidano. s. m. e f. nell'uso pl., la nobiltà intera come casta o classe sociale, spesso contrapposta al popolo.

N

nettapièdi

anche scritto: nettapiedi

s. m. inv., nome di un arnese posto fuori dell'uscio di casa o sulla soglia, perché chi entra possa pulirsi le suole infangate; può essere un tappetino, una stuoia, una lama di ferro attaccata al muro con il filo posto in alto (denominata anche raschino) o una rete di ferro chiusa in una cornice.

N

nèsso

anche scritto: nesso

s. m. legame, connessione, detto in senso non materiale: nesso logico, il rapporto tra idea e idea. intreccio di lettere legate insieme per abbreviatura in un unico segno. in linguistica, gruppo di lettere di una stessa parola o gruppo di parole, unite a formare un tutto indivisibile dal punto di vista fonetico o sintattico; si ha un nesso vocalico, quando più vocali in una parola sono foneticamente inscindibili (per esempio uo in vuoto), un nesso consonantico, quando lo stesso rapporto unisce più consonanti (per esempio spr in spregio), un nesso sintattico, quando due o più parole sono costruite in stretta dipendenza l'una dall'altra (per esempio casa Rossi).