suppellèttile
anche scritto: suppellettiles. f. coll., tutto ciò che serve ad arredare una casa, e, est., una scuola, una chiesa, ecc.
s. f. coll., tutto ciò che serve ad arredare una casa, e, est., una scuola, una chiesa, ecc.
(f. -a; pl. m. -àri), s. m., com. chi prende una casa, un fondo o altro in sublocazione, in subaffitto; subaffittuario.
ingl., s. m. in it. inv., maestro di casa, maggiordomo.
v. 1ª intr., irr. (Ind. pres. sto [pr. stò; err. la grafia stò], stài, sta [err. le grafie stà e sta'], stiàmo, stàte, stànno; p. r. stètti e pop. stièdi, stésti [err. stàsti], stètte e pop. stiède, ant. o poet. stiè, stémmo, stéste [err. stàste], stèttero e pop. stièdero; Cong. pres. stìa, stìa, stìa, stiàmo, stiàte, stìano, rar. stìeno; imperf. stéssi [err. stàssi]; Imp. stài o sta' o sta; ausato essere) fermarsi in un luogo senza proseguire oltre fig. attenersi fig. trattenersi (usato in frasi negative) passare qualche tempo in un luogo indugiare essere, restare in una determinata posizione: stare dritto, in piedi, seduto, in ginocchio, sdraiato; star sull'attenti; perché te ne stai lì impalato?; est. rimanere alzato, non andare a letto fig.: star su con il morale, conservare la serenità di spirito. detto di persona, essere in un determinato luogo, in una certa esposizione: stare in casa, in ufficio; stare sulla soglia, in terrazza; stare alla finestra, anche nel senso fig. di attendere in attesa degli eventi; stare alle intemperie, alla pioggia, al vento. trovarsi insieme con qu. fig.: stare con uno, tenere, parteggiare per lui detto di persona, operare per ragioni di servizio in un determinato luogo e quindi adempiere quel servizio abitare; vivere in un dato luogo fig.: stare sulle spese, detto di chi si trova in missione, in viaggio e sim., dover pagare per tutte le necessità a cui va incontro vivendo fuori della propria sede quei due stanno insieme, detto di persone di sesso diverso, convivere come amanti detto di luogo, costruzione e sim., essere situato riuscire ad essere contenuto in un certo ambiente; entrarci nelle proporzioni matematiche, essere in un determinato rapporto con un sign. molto generico (non diverso da quello di "essere"), che viene specificato dalla determinazione seguente con la quale si indica un atteggiamento esteriore o psicologico: stare in guardia, mantenersi guardingo; fig. iron.: staremo freschi, ci troveremo in brutte acque seguito da avverbi di modo, come, per esempio, "bene", "male" e dai loro comparativi o superlativi, può indicare condizioni: a) di salute; b) di comodità o di disagio; c) del tenore di vita; inoltre, detto di indumento, acquista il sign. di fare un certo effetto (buono o cattivo) addosso a chi lo porta; a volte si fa riferimento all'opportunità di una cosa; o alla convenienza di un atto o di un discorso ti sta bene (o ben ti sta), te lo sei meritato con valore impers., sta bene è espressione di consenso, di approvazione con sign. completamente corrispondente a quello di "essere": dove sta scritta questa frase? fatto sta che (o sta di fatto che), nell'introdurre l'esposizione di una realtà di fatto consistere dipendere nella forma starci, accettare certe proposte o condizioni; non rifiutarsi loc. particolari con il verbo in dipendenza da "lasciare": lasciar stare una cosa, una persona, metterla da parte, non toccarla, non smuoverla dal suo posto, non disturbarla, non offenderla costruito con un gerundio esprime l'idea di un'azione durativa seguito dalla prep. "a" e da un infinito, indica il volgersi, l'essere intento verso una determinata azione seguito dalla prep. "per" e da un infinito, indica l'imminenza di una determinata azione.
s. m. palafreniere ant. servo di casa signorile.
v. 1ª tr., intr. e intr. pron. (Ind. pres. spàglio, spàgli) tr., privare un oggetto della paglia nella quale è avvolto; trarlo fuori dalla paglia intr. (ausato avere) detto di animali, nutrirsi di paglia fig. detto di persone, farsi mantenere (usato nella loc.: andare a spagliare in casa d'altri). detto di animale legato nella stalla, spargere la paglia all'intorno agitandosi intr. pron., perdere la paglia.
s. m. inv. non com. spaccapietre nome di alcune piante che vegetano fra le rocce e fra i sassi, in particolare del "bagolaro".
aggettivo in grammatica: nome sostantivo (o, più spesso, sostantivo, come s. m.), quella parte variabile del discorso che viene adoperata, da chi parla o scrive, per indicare una persona, un animale o una cosa (cioè un oggetto, un'idea, un sentimento, un atto, ecc.): sostantivo concreto, quello che indica un'entità materiale (casa, donna, sedia); sostantivo astratto, quello che indica una cosa non percepibile dai sensi e concepibile solo mentalmente (bontà, concetto, amore); sostantivo comune, quello che si riferisce a tutta una categoria di persone, di animali o cose (ragazzo, cane, borsa); sostantivo proprio, quello che indica individualmente e per nome una persona, un animale o una cosa (ho telefonato a Giulio; un pappagallo di nome Loreto; il monte Pisanello); sostantivo collettivo, quello che indica complessivamente un insieme di persone, di animali o di cose (squadra, branco, collezione); secondo il genere i sostantivi si possono distinguere in sostantivi maschili e femminili, quelli che, se si riferiscono ad una persona o ad una bestia, indicano rispettivamente quella di sesso maschile o femminile (marito, ambasciatore; moglie, ambasciatrice - elefante, gatto, toro; elefantessa, gatta, vacca); se si riferiscono ad una cosa, sono di un genere del tutto convenzionale (pavimento, sogno; camera, idea): sostantivi difettivi, quelli che sono privi di uno dei due numeri, cioè sono soltanto singolari (il brio, la sete, la foga) o soltanto plurali (le esequie, i pantaloni); sostantivi sovrabbondanti, quelli, di genere maschile, che nel pl. hanno una forma maschile con desinenza -i ed una forma femminile con desinenza -a (dito: i diti, le dita; frutto: i frutti, le frutta, ecc.); sostantivi composti, quelli che risultano dall'unione di due o più parole diverse (capopopolo, cassapanca, elettroencefalogramma); sostantivi alterati, quelli derivati da altri sostantivi mediante l'aggiunta di suffissi che ne modifichino il significato in senso diminutivo, vezzeggiativo, accrescitivo, peggiorativo o spregiativo proposizione sostantiva, lo stesso che proposizione completiva nel linguaggio giuridico: diritto penale sostantivo, lo stesso che diritto penale sostanziale avv. sostantivamente, con funzione di nome sostantivo.
v. 3ª intr. (Ind. pres. sòrto; ausato essere) pop. uscire; in particolare uscire di casa essere estratto in un sorteggio.
(pl. -ài), s. m. vano di una casa compreso fra l'ultimo piano e il tetto; di solito è adibito a ripostiglio stanza a palco, aperta da un lato, di cui i contadini si servono come essiccatoio piano orizzontale divisorio fra due stanze: rispetto a quella soprastante costituisce il pavimento, rispetto a quella sottostante costituisce il soffitto.
s. f. la lunga pietra un po' rilevata che sta per piano sul fondo della porta di casa, tra i due stipiti soglia di un ghiacciaio, il suo orlo seguito da un ripido salto per sineddoche, la porta medesima fig. principio; inizio fasciame di una nave al limite di un'impavesata nel linguaggio scientifico, il valore minimo che può provocare un fenomeno, un mutamento, una reazione in psicologia, la minima intensità che deve avere uno stimolo, perché sia avvertito.
s. f., il vano che si trova tra l'ultimo piano di una casa ed il tetto, utilizzato normalmente come ripostiglio.
(pl. -chi), s. m., nel periodo medievale, titolo di maestro di casa o maggiordomo, presso le case degli alti feudatari anche dignitario di corte e comandante di truppe.
s. m. (subisce il troncamento nelle espressioni signor mio, signor ministro, signor Carlo, signor no, signor sì), per il corr. femminile signora, si rimanda, oltre che a questa voce, alle indicazioni date qui più avanti termine generico con cui si indicava chi aveva autorità e dominio su una città, su un territorio: signore feudale, feudatario non com., nel senso proprio, il corr. femminile signora. assol. (con iniziale maiuscola) Dio (corr. femminile signora) persona di condizione sociale elevata, che gode di tutti gli agi (corr. femminile signora) persona non necessariamente ricca, che però è dotata di modi raffinati ed ha un comportamento alieno da ogni mediocrità (corr. femminile signora) appellativo rispettoso con cui ci si rivolge ad una persona in unione col nome o col titolo (talvolta con tutt'e due), è usato parlando di una persona assol., detto spec. da persona di servizio, il padrone di casa (corr. femminile signora) persona (non nota).
(pl. -ìzi), s. m. con sign. generico, stato di servitù; rapporto di sudditanza dedizione completa in particolare, prestazione di lavoro alle dipendenze altrui: a) opera volta al disbrigo dei lavori domestici in casa altrui: personale di servizio, i domestici; essere a mezzo servizio presso una famiglia, prestarvi la propria opera per metà giornata nei bar, ristoranti, alberghi e sim., l'attività, le mansioni svolte dagli inservienti; ciò che il cliente paga in supplemento per le prestazioni del personale; b) opera, attività svolta, come dipendente, presso amministrazioni pubbliche; c) l'attività di chi fa parte di un corpo militare ogni singola prestazione a cui è comandato un militare; d) servizio segreto, attività svolta da dipendenti del governo o delle forze armate di uno Stato, mirante a tutelare la difesa del paese, spec. attraverso la lotta allo spionaggio il complesso di uomini che esercitano tale attività prestazione continuativa che tende a soddisfare bisogni ed esigenze di ordine sociale, organizzata e gestita dallo Stato o da un ente pubblico nel linguaggio giornalistico, filmato, serie di fotografie, articolo di giornale eseguito da un fotoreporter, da un giornalista che è stato testimone diretto dell'avvenimento a cui il filmato o l'articolo si riferisce est. buona riuscita, notevole efficienza che si riscontra nell'uso di un capo di abbigliamento o di altro oggetto fig. favore, cortesia, azione che torna a vantaggio di qu. fam. faccenda, affare nel gioco del tennis e del ping-pong, il servire la palla, esecuzione della battuta insieme di oggetti, spec. di stoviglie, adibiti ad un uso particolare; servito complesso di installazioni e di attrezzature, di cui è fornito un appartamento, per l'igiene o la pulizia della persona la stanza da bagno stessa area di servizio, negli aeroporti, spiazzo riservato all'assistenza tecnica dei velivoli stazione di servizio, lungo le strade e le autostrade, officina e impianto di distribuzione del carburante per la riparazione, l'assistenza e il rifornimento degli autoveicoli.
s. m. coll. non com. l'insieme dei servitori, dei domestici di una casa fig. spreg. insieme di gente servile.
s. f. l'atto del separare, del separarsi e l'effetto, detto specialmente di coniugi in discordia divisione, spartizione est. distinzione in grammatica: complemento di separazione, quello che indica una relazione di distacco, di allontanamento; si ha tale complemento in dipendenza da verbi come "allontanare, staccare, separare, dividere" e sim., ed è introdotto dalla prep. da e rar. dalla prep. di; per esempio ci allontanammo da casa; ci separammo dalla comitiva..
s. m. e f. inv., usato com. nel pl., chi, per grave indigenza o in conseguenza di calamità naturali, non ha una casa propria dove ricoverarsi.
s. f. insieme dei locali adibiti a stalla per i cavalli e a deposito delle bardature e di tutti gli arnesi che si impiegano per l'allevamento, l'addestramento e l'utilizzazione dei cavalli allevamento di cavalli da corsa e l'insieme degli organizzatori che curano il modo e i termini della partecipazione dei cavalli alle gare ippiche est. nel motociclismo e soprattutto nell'automobilismo, l'insieme delle macchine da corsa di una stessa casa e del personale che provvede all'assistenza tecnica e che organizza il modo di partecipazione dei corridori alle varie gare est.: ordini di scuderia, disposizioni impartite dall'esterno, le quali determinano particolari atti e comportamenti.
v. 1ª tr. e intr. pron. (Ind. pres. scopèrchio, scopèrchi) tr., aprire ciò che è chiuso da un coperchio intr. pron., rimanere d'un tratto privo del coperchio est.: la casa si è scoperchiata, è rimasta senza tetto.
v. 1ª tr. e intr. (Ind. pres. scàso), region tr., mandar via da una casa intr. (ausato avere), portar via i mobili da una casa per andare ad abitarne un'altra.
s. m. ciascuno dei ripiani di pietra, di marmo, di cemento, di legno e sim. che formano una scala semplice ripiano che colma un dislivello dinanzi all'ingresso di una casa, di una bottega, ecc., o in generale tra due locali che non sono sullo stesso piano fig. fam. grado gerarchico.
(pl. m. -àri) aggettivo che concerne la sanità, della sanità, spec. quella pubblica, di tutta la cittadinanza che ha la funzione di salvaguardare la sanità pubblica: cordone sanitario, limitazione o divieto di transito da e per le località che sono focolaio di contagio; l'espressione è usato talvolta anche in senso fig. con riferimento al pericolo di diffusione di idee o persone sgradite igienico: impianti sanitari, le strutture che assicurano le condizioni igieniche in una casa o altro luogo abitato, come per esempio servizi di toletta, stanze da bagno, ecc s. m. (f. -a), medico.
(pl. m. -òri) aggettivo, che è atto a sanare (quasi sempre in senso amministrativo-giuridico) s. m., casa di cura per tubercolotici.
s. f. lo stato di chi è fisicamente sano: scherz. crepare di salute, essere sanissimo, florido casa di salute, casa di cura, spec. per malattie nervose lett. salvezza, scampo e, nel significato religioso, salvazione dell'anima: il porto di salute, l'eterna salvezza, il paradiso; salute e benedizione, formula di saluto dei vescovi e prelati nelle lettere pastorali lett. floridezza, prosperità; integrità: Comitato di Salute pubblica, organo esecutivo creato in Francia durante la Rivoluzione per difendere lo Stato dai nemici interni ed esterni interazione, formula di augurio e di saluto.
s. m. in una casa, stanza di solito ben tenuta, adatta per ricevervi le visite e tenervi conversazione: il salotto buono, la stanza più decorosa in una casa piccolo-borghese discorsi da salotto, futilmente pettegoli per metonimia, l'insieme dei mobili che l'arredano riunione periodica, per lo più di carattere culturale e mondano e l'insieme delle persone che vi partecipano salotto letterario, riunione di persone qualificate del mondo della cultura in casa di una di loro.
s. m. grande sala di un palazzo o di una casa signorile, adibita per lo più ai ricevimenti esposizione per lo più periodica di prodotti tecnici la bottega del barbiere.
aggettivo, di Savoia, della casa Savoia.
(pl. m. -ci). aggettivo che è della campagna, campagnolo, villereccio stile rustico, riferito a edifici, mobili, oggetti di arredamento o decorativi, che riecheggia quello normalmente attuato in campagna e in montagna. di lavori, non rifinito, grezzo, detto spec. di opere edilizie senza intonaco né ornamenti. fig., di persona, non molto socievole, alquanto brusco e sbrigativo, spec. negli atteggiamenti esterni, con un'intonazione meno spreg. di "scontroso" e "rozzo". s. m. (anche f. -a), lett. abitante della campagna. parte di una casa padronale di campagna, riservata come alloggio per i contadini o come deposito di macchine e attrezzi agricoli. in culinaria, pasta sfoglia ripiena di varie sostanze (formaggio, funghi, ecc.).
v. 1ª tr., rifl. e intr. pron. (Ind. pres. ritìro). tr. poco com. tirare, lanciare di nuovo, una seconda volta. tirare indietro, in dentro. far tornare indietro, richiamare presso di sé. prendere ciò che è di nostra competenza. fig. ritrattare. togliere dalla circolazione. rifl. spec. nel linguaggio militare, indietreggiare\b0. tirarsi indietro rinunziando ad un impegno inizialmente preso. fig. rimangiarsi la parola data. rifugiarsi, generalmente in luogo appartato nel linguaggio forense: la Corte si ritira, esce dall'aula delle udienze per appartarsi a deliberare. tornare a casa. intr. pron. tirarsi indietro. restringersi, accorciarsi.
v. 1ª intr. (Ind. pres. rincàso\b0; ausato essere), rientrare a casa.
(ri-én-tro), s. m. il rientrare in casa o nella residenza abituale nel linguaggio tecnico delle imprese spaziali, ritorno nell'atmosfera terrestre riferito a denaro investito o dato a prestito, ricupero, restituzione. quel tanto di cui, asciugandosi, si restringe la stoffa dopo che è stata bagnata, o anche altro materiale bagnato, o naturalmente umido, durante la fase di essiccazione.
s. m. il ricoverare qu. in luogo adatto, perché venga curato o assistito. protezione, riparo, asilo il luogo stesso dove ci si sente protetti e riparati. casa o istituto dove trovano ospitalità, temporaneamente o stabilmente, persone prive di mezzi di sussistenza e senza casa (ricovero di mendicità), e spec. persone anziane povere e prive di assistenza (ricovero per vecchi, detto anche "ospizio") luogo protetto dove la gente trova riparo in caso di bombardamento, durante la guerra; più com. "rifugio".
p. p. di ricoverare\b0. aggettivo, di chi è internato in un ospedale, in una casa di ricovero e simili.
s. f. il risiedere e soprattutto il luogo dove uno abitualmente risiede; la residenza si distingue dal "domicilio" che è il luogo dove principalmente una persona svolge i propri affari e cura i propri interessi, e dalla "dimora", che è il luogo dove invece abita occasionalmente e per breve tempo. con riferimento a città capoluogo dove risiede un'autorità, un governo. casa dove uno abita; in particolare, quella assegnata come abitazione a pubblici funzionari (magistrati, ufficiali, ecc.) e quella dove risiede il capo di una missione diplomatica. tronetto con baldacchino per l'esposizione del S.S. Sacramento sull'altare. mobile rinascimentale in forma di cassapanca con schienale alto e braccioli.
s. m., utensile da cucina, costituito da uno stampo a mano, che serve per la preparazione dei ravioli fatti in casa.
(pl. m. -ìsti), s. m. e f., agente o rappresentante di una casa editrice incaricato di vendere libri secondo il sistema rateale.
s. m. con sign. più generico, ogni arnese atto a raschiare, raschiatoio. piccola lama d'acciaio, tagliente da ambo le parti, infilata in un manico di legno o d'osso e usata per raschiare lettere, parole o macchie d'inchiostro sulla carta. ferro piatto fissato in terra col filo orizzontale all'insù, presso gli usci di casa, per togliersi il fango dalle scarpe prima di entrare. utensile per raschiettare, cioè per levigare a mano superfici metalliche; ha varia forma per meglio adattarsi alla superficie stessa.
s.m., figura consistente nella presenza di una o più parole, all'interno di una proposizione, prive di una specifica funzione significativa e che potrebbero essere soppresse senza che il sign. della proposizione avesse a soffrirne; per esempio: temeva che non avessero a pensare male di lui; in casa c'ero io.
s. m., nel sign. più generale e originario, piccolo segno impresso dalla punta d'un oggetto; di qui varie accezioni e usi particolari. in geometria, ente elementare intuitivo, privo di dimensioni. in ortografia, piccolissimo segno che si mette alla fine di un periodo per indicare che il senso è compiuto (per est. si dicono punto interrogativo e punto esclamativo anche i segni che si pongono dopo una proposizione interrogativa ed esclamativa, quantunque abbiano forma molto diversa); abbiamo poi come segni ortografici i due punti, il punto e virgola, i due punti sopra una vocale per indicare la dieresi, i punti o puntini di sospensione e il punto da porre sopra la "i" minuscola. nel cucito, il passaggio con cui l'ago trapassa la stoffa e anche il brevissimo tratto di filo che resta tra un passaggio e l'altro in chirurgia, ciascun elemento di una sutura. com. qualsiasi oggetto piccolissimo e appena visibile nel pl., macchioline su una superficie di colore diverso. posto, luogo: punto dolente, in medicina, la regione esterna dove si manifesta un dolore; con sign. fig. l'aspetto critico, preoccupante o doloroso di una situazione, d'un fatto brano, passo d'un libro, d'uno scritto. momento, situazione particolare. ciascuno degli elementi o argomenti che compongono una disputa, una trattazione e sim.; assol.: il punto, il motivo essenziale, la difficoltà più forte; punto d'onore, l'onore in quanto messo a repentaglio o divenuto questione di principio. particolare aspetto o fase con cui si presenta un fenomeno nel momento in cui viene osservato: punto morto, nelle macchine a movimento alterno, ciascuna delle due posizioni in cui il piede di biella raggiunge la massima o la minima distanza dall'asse dell'albero a gomiti; con valore fig. stasi, di paralisi; punto di rottura, il concorso di circostanze per cui un corpo solido cede alle forze meccaniche esterne e si spezza; anche con sign. fig.; il punto di un colore, la particolare tonalità con cui si presenta. ciascuna unità nel computo di un punteggio da attribuire in un gioco, in una gara o graduatoria sportiva, in una graduatoria d'altro tipo, in una classifica scolastica, ecc.: il pugile ha vinto ai punti, per aver riportato un punteggio maggiore dell'avversario e non per averlo messo fuori combattimento; dare i punti a uno, in una gara, concedergli un vantaggio di partenza come prova di sicurezza nella vittoria; con sign. fig.: nel suo lavoro può dare i punti a molti, è difficile stargli alla pari nelle quotazioni di borsa, l'unità di moneta in corso. in astronomia: punti cardinali, le quattro direzioni principali della bussola: nord, sud, est e ovest. in navigazione: fare, trovare il punto, misurare le altitudini apparenti dei corpi celesti, per calcolare la posizione dell'osservatore in gradi di latitudine e di longitudine. in balistica: punto in bianco, la posizione orizzontale del cannone, quando l'alzo è zero nel linguaggio com. la loc. avv. di punto in bianco, d'un tratto, subito, lì per lì. punto di vista, in una prospettiva geometrica, l'ideale posizione di chi osserva, per rappresentare mediante un disegno un oggetto o un'immagine fig.: punto di vista, il modo di vedere e di interpretare una realtà, un problema o anche il particolare aspetto con cui questi si presentano. punto tipografico, unità di misura usata in tipografia, che corrisponde a un dodicesimo della riga tipografica. loc. avv.: in punto, che può avere sign. diversi, come apparirà dagli esempi seguenti; sono le otto in punto, esattamente; essere in punto o meglio a punto, nelle condizioni migliori per agire, per funzionare; essere in punto o sul punto di, in prossimità, in procinto di; fornire la casa di, in tutto punto, di tutto il necessario, compiutamente; a un punto o in un punto, contemporaneamente. avv. appena un poco, in misura minima. in una frase dove già esiste altra negazione la rafforza, venendo ad assumere il sign. di "per niente, niente affatto" nell'uso tosc. è usato come aggettivo col sign. di "nessuno", adoperabile anche nel pl.