• MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2026 - SS. Cornelio e Cipriano
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Dizionario italiano

Risultati per "casa" 292 trovati

A

assistènza

anche scritto: assistenza

s. f. l'attendere con una serie di aiuti, di premure assidue a chi soffre, sollevandolo con l'opera e con la presenza: assistenza sociale, assistenza spirituale e materiale che presso varie comunità è esercitata da personale diplomato assistenza familiare, doveri dei coniugi reciprocamente verso se stessi e verso i figli. presenza, intervento. sorveglianza, vigilanza: assistenza al volo, opera svolta dagli aeroporti e da stazioni speciali per assistere il volo dalla partenza all'arrivo; assistenza tecnica, l'opera prestata da personale specializzato inviato dalla casa produttrice agli utenti di veicoli, elettrodomestici, macchinari, ecc.

A

arredaménto

anche scritto: arredamento

s. m. azione dell'arredare. complesso di mobili, tappezzerie, quadri, ecc. con cui si adibisce all'uso una casa o un locale pubblico arredamento cinematografico, teatrale, tutto ciò che serve per arredare la scena.

A

arcidùca

anche scritto: arciduca

(f. arciduchéssa, pl. m. -chi), s. m., duca al quale è riconosciuta una particolare autorità o prestigio; col f. arciduchessa si intende di solito la moglie o la figlia di un arciduca il titolo di "arciduca" (o "arciduchessa") era proprio dei principi (o principesse) della casa imperiale d'Austria.

A

appollaiàto

anche scritto: appollaiato

p. p. di appollaiare. aggettivo di polli o uccelli posati su un ramo, su un bacchio da pollaio. est. di persona, accoccolato, accovacciato. fig. di casa, paesino, ecc., posto su un'altura.

A

appigionàre

anche scritto: appigionare

v. 1ª tr. (Ind. pres. appigióno), cedere in abitazione una stanza, un appartamento o una casa a qu. a prezzo convenuto.

A

anfitrióne

anche scritto: anfitrione

(an-fi-tri-ó-ne), s. m., padrone di casa di generosa ospitalità; chi accoglie a pranzo molti convitati.

A

androcèo

anche scritto: androceo

s. m. in botanica, il complesso degli stami o elementi maschili di un fiore. nella Grecia classica, quella parte della casa riservata esclusivamente agli uomini.

Z

zéppa

anche scritto: zeppa

s. f. piccolo cuneo, per lo più di legno, che serve a rincalzare mobili un po' traballanti che non posano bene in piano ed a chiudere fessure in agricoltura: innesto a zeppa, quello che si fa mettendo in uno spacco della pianta che si vuole innestare un ramo d'altra pianta, tagliato a cuneo, in modo che incastri bene. fig. rimedio, espediente per correggere un errore parola o frase inserita in uno scritto senza giustificazione logica o estetica ma soltanto per necessità di rima, di ritmo o come semplice riempitivo. in enigmistica, la lettera o la sillaba inserita in una parola per cui essa si trasforma in un'altra di diverso significato (casa si trasforma in cassa, grano diventa gradino). grosso cuneo di legno che si incastra dietro una ruota di un automezzo, soprattutto del rimorchio, fermo su un piano in pendio, per impedirgli lo scivolamento. in carpenteria, cuneo di legno che si inserisce tra due elementi per rafforzarli ed impedirne lo spostamento.

Z

zabaióne

anche scritto: zabaione

s. m. crema ottenuta con tuorli d'uovo sbattuti con zucchero mescolati con marsala o altro vino liquoroso, fatta lentamente bollire a bagnomaria; in casa si prepara anche a freddo, con l'aggiunta di caffè o di latte, e si può consumare direttamente o come ripieno di bignè, torte, ecc. fig. discorso o scritto in cui si trovano mescolate senza ordine idee e parole.

V

virilocalità

anche scritto: virilocalita

s. f. inv., usanza secondo cui, in occasione della costituzione di una nuova famiglia, lo sposo continua a vivere nel proprio paese in casa del padre e la sposa abbandona la propria casa ed il proprio paese e va a risiedere col marito presso la famiglia di lui.

V

violàre

anche scritto: violare

v. 1ª tr. (Ind. pres. vìolo). contaminare, guastare con la violenza ciò che è intero, intatto: violare i sigilli, un cassetto chiuso a chiave, forzarli, manometterli invadere, forzare, immettersi di prepotenza, esercitando violenza o arbitrio: violare il domicilio altrui, entrare in casa d'altri nascostamente o senza autorizzazione; violare le linee nemiche, oltrepassarle, eludendo la sorveglianza avversaria, per effettuare un colpo di mano. est. trasgredire, contravvenire, non rispettare, non osservare un ordine morale o sociale, una costumanza: violare i patti, non mantenerli, tradire; violare l'onore di qu., recargli oltraggio, offesa grave; violare la libertà, i diritti altrui, conculcarli, opprimerli; violare il segreto epistolare, appropriarsi della corrispondenza di altri e leggerla abusivamente; violare il segreto professionale, trasgredire un preciso obbligo morale, regolamentato anche giuridicamente, che impone ad alcune categorie di persone, come medici, avvocati, notai e altri, di tacere su quanto di privato e di riservato siano venuti a conoscenza nell'esercizio della loro professione.

V

vìlla

anche scritto: villa

s. f. casa sontuosa, signorile, situata in campagna, circondata da grande giardino o da parco. lett. campagna abitata, contado. ant. villaggio, borgata.

V

videocassétta

anche scritto: videocassetta

s. f., speciale apparecchio che contiene registrazioni di immagini su un nastro magnetico e che, mediante un apposito congegno, permette a chiunque di proiettarle in casa sullo schermo della propria televisione.

V

vicinàto

anche scritto: vicinato

s. m. coll. la relazione intercorrente fra vicini di casa. concr. la zona vicina ad una abitazione e la gente che vi abita.

V

vìa (lontano)

anche scritto: via (lontano)

(vì-a). avv. in unione con un verbo di moto (o con un causativo di verbo di moto), indica allontanamento sollecito da un luogo (senza che si dica nulla della direzione e della destinazione). in unione con un verbo di quiete, equivale a "in altro luogo", a "altrove" (spec. nel senso di "fuori casa"). talvolta dà l'idea di una successione ininterrotta ed equivale a "di seguito": e via dicendo (o e via discorrendo), eccetera (sign. non diverso ha l'altra loc.: e così via) ripetuto (via via) corrisponde per il senso a "mano a mano"; nella loc. via via che entra a costituire una congiunzione temporale (col senso di "mano a mano che"). per l'uso come rafforzativo del comparativo "più", nella forma via più o, più com., vie più, V. viepiù. prep. impr., in matematica, davanti a un numero, esprime il concetto che una certa quantità o grandezza viene moltiplicata per quel numero: tre via tre fa nove. interazione può indicare esortazione. in qualche caso, suona rimprovero: ma via, ti pare giusto parlare in questo modo?. talvolta indica concessione remissiva: via, farò come tu vuoi. s. m. solo sing. il segnale dato dal mossiere ai concorrenti di una gara di corsa ed est. dall'arbitro ai partecipanti di un qualsiasi incontro sportivo: dare il via, anche nel senso fig. di dare inizio ad un lavoro, a un'attività e sim. un luogo diverso da quello al quale ci si riferisce.

V

vìa (strada)

anche scritto: via (strada)

(vì-a), s. f. spazio di terreno d'uso pubblico, estendentesi nel senso della lunghezza, lungo il quale persone e veicoli si muovono per andare da un luogo a un altro; è perciò sinonimo di "strada" , da cui però non si lascia sostituire nella formazione dei toponimi: la via Aurelia; via Venticinque Aprile inoltre si preferisce a "strada", per indicare est. un passaggio naturale o un'apertura di transito come una pista, un varco qualsiasi, un'entrata e sim. l'itinerario che si percorre o da percorrere (anche in questo senso, ma non nei seguenti usi est., può essere sinonimo di "strada") est. rotta marittima o aerea est. nel pl., in anatomia, le fibre conduttrici di una determinata attività; i condotti attraverso cui scorrono i liquidi organici est. in medicina, l'accesso per il quale si somministra un farmaco. fig. mezzo per conseguire uno scopo; strada in locuzioni sintetiche per indicare un mezzo di comunicazione: trasmissione televisiva via satellite fig. carriera, scelta professionale o di vita; strada. fig. condotta, comportamento; strada. fig. procedura, procedimento burocratico: adire le vie legali, rivolgersi al tribunale per ottenere soddisfazione. spazio da percorrere, distanza da superare (senza riferimento al tracciato). cammino. vie di fatto, violenza. si usa per formare la loc. prepositiva per via di, che può significare: a) per mezzo di; b) tramite, per parte di; c) per causa di nella loc. per via che dà vita ad una congiunzione causale: non gliel'ho consegnato per via che non l'ho trovato in casa.

V

vestìbolo

anche scritto: vestibolo

s. m. nell'architettura romana, cortile davanti alla porta di casa chiuso da tre lati; con lo stesso nome si indica il portico o pronao posto sul davanti dei templi, e lo spazio riservato antistante le tombe; oggi, la sala, più o meno ampia e variamente ornata, ove sbocca la scala principale di un palazzo signorile, di un teatro, di un museo e simili. in anatomia, nome di varie cavità; in particolare, parte interna dell'orecchio compresa tra la cassa del timpano, la coclea e i canali semicircolari.

V

vestagliétta

anche scritto: vestaglietta

s. f., indumento, aperto sul davanti, pratico e semplice, che le donne indossano per casa.

V

vèrso (preposizione)

anche scritto: verso (preposizione)

prep. impr., si unisce senza nessuna preposizione propria al nome o al pronome che la segue; solo davanti a un pron. pers. ci può essere la prep. "di" (verso casa; verso la fine; verso qualcuno; verso noi, verso di noi). in direzione di, alla volta di (in reggenza di un compl. di moto a luogo). nei confronti di, contro (in reggenza di un compl. di vantaggio o svantaggio). intorno, circa (in reggenza di compl. di stato in luogo e di tempo).

V

vànvera

anche scritto: vanvera

usato solo nella loc. avv.: a vanvera, a casaccio, senza cognizione di causa, senza criterio.

U

usufrùtto

anche scritto: usufrutto

s. m., nel linguaggio giuridico, il diritto reale che attribuisce il potere di godere per un certo tempo della cosa altrui nello stesso modo con cui ne godrebbe il proprietario (cioè usandola direttamente o traendone il reddito eventuale o comunque sfruttandola per tutti i vantaggi che può offrire); il limite del diritto consiste nel suo estinguersi nel tempo e nel divieto di modificare la destinazione economica della cosa (per esempio se il bene consiste in una casa destinata a civile abitazione, l'usufruttuario potrà abitarla o darla in locazione come tale, ma non destinarla, poniamo, ad ufficio).

U

uscìre

anche scritto: uscire

v. 3ª intr., irr. (Ind. pres. èsco, èsci, èsce, usciàmo, uscìte, èscono; p. r. uscìi, uscìsti, uscì, uscìmmo, uscìste, uscìrono; Cong. pres. èsca, èsca, èsca, usciàmo, usciàte, èscano; Imp. èsci, èsca, usciàmo, uscìte, èscano; nella coniug. le voci con l'accento sul tema presentano esc-, quelle con l'accento sulla desinenza presentano usc-; ausato essere). detto di persona (o di animale), andare, venir fuori da un luogo chiuso o in qualsiasi modo delimitato (il compl. di moto da luogo che segue può essere introdotto da "da" o da "di"; quest'ultimo uso è più limitato e si applica a quei casi nei quali il complemento fa tutt'uno col verbo e non sottolinea il punto di uscita; cfr. uscir di casa di fronte a uscire da una porta); usato assol. sottintende il compl. "di casa"; com. anche andare in giro nel tempo libero per divertirsi, incontrare amici, ecc. est. abbandonare un posto che si occupa sbucare all'improvviso; saltar fuori. detto di cosa, venir fuori da un luogo chiuso o delimitato deviare. riferito a persona (o animale), staccarsi da un gruppo. fig. staccarsi da una certa condizione o situazione usi particolari: uscire da una carica, lasciarla, di solito perché ne sono spirati i termini; uscire di senno, ammattire. prorompere in gesti o parole inconsulte; sbottare. finire di trascorrere un certo periodo di tempo. venir fuori da una determinata situazione in un certo modo (che è sempre espresso con il compl. predicativo del soggetto o altro compl. equivalente): uscire illeso, sano e salvo riuscire a risolvere e a superare una difficile congiuntura; venirne a capo detto di persona, avere origine, nascere da un determinato ambiente familiare o sociale. detto di pubblicazione e spec. di periodico o di giornale, venire pubblicato, essere diffuso detto di numero o di nome, venire estratto in un sorteggio. detto di via di comunicazione, di corso d'acqua e sim. sboccare, sfociare detto di persona, proporsi come scopo, andare a parare. in grammatica, detto di parola, terminare in un certo modo (con l'indicazione della parte finale): gli infiniti escono in -are, in -ere o in -ire.

Ù

ùscio

anche scritto: uscio

(pl. ùsci), s. m., apertura praticata in un muro, per la quale si entra e si esce; il sign. è affine a quello di "porta" ma è più ristretto, giacché, di solito, si adatta solo a passaggio di non grandi dimensioni; inoltre uscio non ha tutti gli usi fig. di cui è invece ricca la voce "porta" fam. la porta di casa il battente che chiude tale apertura.

T

tuttofàre

anche scritto: tuttofare

(o tùtto fàre), aggettivo indecl\b0., di persona di servizio che presta aiuto generico in casa (ed est. di chiunque sia disponibile per svariate mansioni).

T

trasfèrta

anche scritto: trasferta

s. f., nel linguaggio burocratico, temporanea permanenza fuori sede per ragioni di lavoro, per conto di un ufficio, di un ente; anche l'indennità corrisposta a questo titolo durante tale periodo nel linguaggio sportivo: giocare in trasferta, sul campo della squadra avversaria; fuori casa.

T

tornàre

anche scritto: tornare

v. 1ª intr. e tr. (Ind. pres. tórno). intr. (ausato essere). andare, venire nel luogo dal quale si era partiti o ci si era allontanati: tornare un passo indietro, quasi sempre nel sign. fig. di rifarsi un po' indietro nel narrare; tornare indietro, anche nel senso fig. di rivedere le proprie posizioni, di annullare una decisione già presa e sim. tornare a galla, detto di corpo che, immerso in un liquido, riaffiora alla superficie o, in senso fig., di argomento o problema, che, dopo essere stato accantonato, si presenta di nuovo all'attenzione; tornare in vita, risuscitare; tornare su, in gola, di cibo mal digerito costruito con la part. pron. e la particella enclitica -ne, assume un sign. di raccoglimento nell'azione (quasi un tornare per proprio conto) e, in certi casi, anche l'interesse che il soggetto vi pone: tornarsene bel bello verso casa andare, venire nuovamente in un luogo detto di stagione o di condizione meteorologica, ripresentarsi. riandare col pensiero, con la mente tornare su un argomento, parlando o scrivendo; tornare su un'idea, ripensarci (o anche riparlarne). riacquistare una condizione, uno stato precedente (o ricadervi): tornare in sé, riprendere i sensi, la conoscenza. costruito con la prep. a e l'infinito, riprendere a fare, a dire una cosa, a svolgere un'attività, un lavoro. costruito con il compl. predicativo del soggetto, assume i seguenti sign.: a) ridiventare; b) risultare, riuscire in un determinato modo (detto di cosa, con riferimento al risultato, all'impressione che produce) costruito con un avverbio o loc. avv.: ti torna bene quest'abito, ti sta bene, ti si adatta; ciò torna a proposito, capita, giunge nel momento giusto. detto di calcolo, riuscire esatto la cosa non mi torna, non mi convince, non mi va giù; tornar conto, riuscire vantaggioso. tr. ant. volgere. far ritornare ad uno stato precedente; ricondurre. pop. restituire una cosa ricevuta.

T

topàia

anche scritto: topaia

s. f., tana, nido di topi o luogo dove si annidano molti topi; com., in senso fig., casa vecchia, angusta, malandata e sporca.

T

tollerànza

anche scritto: tolleranza

s. f. possibilità fisica o spirituale di tollerare ciò che risulta o che potrebbe risultare difficilmente sopportabile in medicina, capacità di un organismo a tollerare bene farmaci o alimenti. virtù sociale che riguarda il modo di comportarsi civilmente con persone di opinioni politiche o di credenze religiose diverse dalle nostre. est. indulgenza verso i difetti, le mancanze altrui |casa di tolleranza, postribolo autorizzato. margine di tempo concesso in più rispetto all'ora, alla data, al momento in precedenza convenuto; comporto. nelle tecnologie meccaniche, inesattezza di fabbricazione di un pezzo, ammissibile per una data dimensione: stabilite le dimensioni nominali, la tolleranza indica l'intervallo di errore, in più o in meno, entro il quale il pezzo costruito può essere accettato. margine di variabilità concesso dalla legge, entro certi limiti, sul peso del metallo puro contenuto nelle monete o sul rapporto tra questo e il peso totale delle monete stesse.

T

toccasàna

anche scritto: toccasana

s. m. inv., rimedio di sicuro effetto o per lo meno ritenuto tale contro mali fisici e, fig., contro mali morali.

T

tìpo

anche scritto: tipo

s. m. impronta, forma originale, esemplare, da cui si traggono copie nel pl.: caratteri mobili di stampa: libro edito per i tipi della nostra casa editrice, pubblicato a cura di questa. est. schema ideale a cui si può ricondurre per astrazione una moltitudine di oggetti aventi caratteristiche comuni; modello; formato genere, specie con ellissi della prep., adatto, adeguato usato assol. con valore aggettivale, detto di persona o cosa che, per caratteristiche, rientra perfettamente nella normalità della categoria alla quale appartiene; non eccezionale; tipico: i consumi di una famiglia tipo. riferito per lo più a persona, esempio tipico e inconfondibile di una determinata categoria o genia di persone assol. personaggio caratteristico, originale, strano. in zoologia, classificazione assai vasta, comprensiva di più classi raggruppamento piuttosto vasto all'interno di classificazioni diverse.

T

tinàia

anche scritto: tinaia

s. f., locale in cui, negli impianti enologici, il mosto fermenta nei tini; in Toscana è così detta la stanza della casa colonica destinata alla vinificazione.

T

tétto

anche scritto: tetto

s. m. copertura di edifici fatta con embrici, tegole, coppi o lamiera ondulata, e costituita di solito da due o più piani inclinati (spioventi o falde), tali da permettere il deflusso delle acque piovane nelle apposite grondaie; nel linguaggio com. usato anche con lo stesso sign. generico di "copertura" con riferimento alla tecnica e al materiale usato; nella loc.: a tetto, proprio sotto il tetto. usato fig. casa, abitazione, alloggio. usi est.: a) copertura in genere; b) in geologia, strato roccioso che sovrasta un giacimento o un altro strato; c) in alpinismo, tratto di roccia alquanto esteso, lungo una parete a picco, sporgente ad angolo retto: è un ostacolo che si supera mediante "staffe" e con manovre artificiali di corde secondo un sistema detto "a forbice".

T

tenutàrio

anche scritto: tenutario

(f. -a\b0; pl. m. -àri), s. m., nel linguaggio giuridico, che è possessore di un bene nell'uso com. chi tiene una casa da gioco o altro locale spec. malfamato.

T

tenére

anche scritto: tenere

v. 2ª tr., intr. e rifl., irr. (Ind. pres. tèngo, tièni, tiène, teniàmo, tenéte, tèngono; fut. terrò; p. r. ténni, tenésti, ténne, tenémmo, tenéste, ténnero; Cong. pres. tènga, tènga, tènga, teniàmo, teniàte, tèngano; Cond. pres. terrèi; Imp. tièni, tènga, teniàmo, tenéte, tèngano). tr. avere in mano, tra le mani. spec. nella forma dell'imperativo, ricevere una cosa che altri ci offre e ci porge e averla poi presso di sé, come propria. reggere, sostenere in posizione verticale qu. o qualcosa a evitare che cada. trattenere il movimento o lo slancio di persona, animale o cosa distogliere dal fare o dal dire qualcosa far rimanere qu. come ospite avere in casa. costruito con un complemento indiretto o predicativo, mantenere in una certa posizione, in una certa condizione o stato: tenere le mani in tasca, tenere gli occhi aperti. fig. considerare, stimare. occupare, controllare uno spazio. con sign. generico (volta a volta precisato dal compl. oggetto) svolgere, fare, condurre e così via. lett. detto di luogo, avere, accogliere dentro di sé detto di recipiente, contenere una certa quantità. fig. prendere e mantenere una certa direzione. conservare un determinato comportamento o atteggiamento. intr. (ausato avere). detto di combattenti, riuscire a sostenere l'assalto nemico della chiusura di un recipiente, non lasciar sfuggire nulla di quanto è contenuto. aderire. seguito dalla prep. a, aver cara una cosa, aspirare ad ottenerla. parteggiare per qu. seguito dalla loc. preposizionale dietro a, seguire i passi di uno. rifl. appigliarsi ad un sostegno. trattenersi dal fare o dire qualcosa costruito con un compl. indiretto o predicativo oppure con un avverbio, mantenersi in una determinata posizione, condizione o atteggiamento. stimarsi, credersi. assol. aver cura della propria persona, del proprio abbigliamento.

T

tàrga

anche scritto: targa

(pl. tàrghe), s. f. ant. largo scudo di cuoio, impiegato nel Medioevo dai soldati dei corpi di fanteria. lastra, piastra di metallo, di marmo, ecc., di varie forme e dimensioni, sulla quale sono incisi numeri, nomi o che comunque reca scritte le più svariate indicazioni piastra metallica, applicata sulla superficie esterna di macchinari, sulla quale sono indicati il nome della casa costruttrice e i principali dati tecnici della macchina stessa; in particolare: targa automobilistica (o di riconoscimento), quella applicata sia nella parte posteriore sia nella parte anteriore di un autoveicolo su cui sono indicati i dati di immatricolazione piastra di metallo, che viene data come premio di gare sportive: su di essa è inciso il nome della gara e altre indicazioni; est., per metonimia, la gara stessa. in architettura, elemento ornamentale inserito in un sistema architettonico, su cui, di solito, compare un'iscrizione, un motto, a ricordo di fatti importanti o inerenti alla struttura architettonica stessa.

T

tàna

anche scritto: tana

s. f. cavità più o meno profonda, ricavata nel terreno, nei tronchi di albero, in depositi di legna e sim., che serve da riparo, da nascondiglio per vari animali selvatici fig. rifugio, recesso, covo fig. spreg. casa, abitazione squallida, misera, sporca, poco ariosa o illuminata; stamberga. in alcuni giochi infantili, nome dato al luogo, in precedenza stabilito, che uno deve raggiungere per salvarsi, quando viene scoperto (per esempio giocando a nascondino) oppure quando è inseguito; il gioco stesso.

T

tàlamo

anche scritto: talamo

s. m. presso gli antichi Greci, camera da letto all'interno della casa; oggi usato nel sign. di camera nuziale, letto matrimoniale. in botanica, parte superiore allargata del peduncolo, sulla quale sono inseriti i verticilli fiorali; ricettacolo. in anatomia: talami ottici, i due rigonfiamenti ovoidali che costituiscono la parte superiore del diencefalo; sono formati da sostanza grigia e sono sede di connessioni nervose tra la corteccia cerebrale e altre parti dell'encefalo e del midollo spinale.

T

tagliolìni

anche scritto: tagliolini

s. m. pl., lo stesso che taglierini, spec. quelli casalinghi.

T

tabulàrio

anche scritto: tabulario

(pl. -àri), s. m., presso gli antichi Romani, edificio dove si conservavano le tavole della legge e i documenti di carattere pubblico; nella casa privata, stanza, ambiente dove si tenevano i documenti.

T

tablìno

anche scritto: tablino

s. m., ambiente dell'antica casa romana, con funzione di sala da pranzo e di sala di ricevimento; vi si accedeva dall'atrio e dava sul peristilio.