Dobbiamo abituarci al fatto che anche le chat AI, spesso gestite con troppa noncuranza, sono piene zeppe di dati e informazioni personali. E se da un lato condividere una conversazione con un'intelligenza artificiale può sembrare un'operazione innocua, soprattutto quando basta generare un link e inviarlo a un collega o a un amico dall'altro andiamo incontro a problemi potenziali. Infatti dobbiamo sempre pensata a cosa potrebbe succedere se quell'indirizzo potrebbe essere individuato anche da persone che non avrebbero mai dovuto conoscerlo.
Un problema di sicurezza simile è emerso su Muse, la piattaforma di intelligenza artificiale agentica di Meta, che ricordiamo è stata presentata soltanto il mese scorso. A scoprire la vulnerabilità sono stati i ricercatori della società di sicurezza Claroc, che hanno individuato un meccanismo potenzialmente pericoloso nella funzione di condivisione delle conversazioni.
Il sistema generava indirizzi web utilizzando il titolo della chat come sottodominio, rendendoli rintracciabili attraverso i cosiddetti passive DNS. Se non fosse chiaro per tutti, bisogna sapere che il DNS è il sistema che permette di tradurre gli indirizzi dei siti web nei corrispondenti indirizzi IP. I servizi di passive DNS raccolgono informazioni storiche su queste associazioni, consentendo di individuare anche domini e sottodomini precedentemente registrati.
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