Le minacce alla salute umana nei prossimi decenni arriveranno tanto dalle malattie croniche e dalle condizioni sociali quanto dalle guerre, dalle nuove tecnologie e dai cambiamenti climatici. Secondo una nuov e vasta analisi pubblicata il 10 ottobre sulla rivista scientifica The Lancet, sono 17 i grandi rischi capaci di compromettere la salute e la sopravvivenza dell’umanità entro il 2100. Alcuni sono già responsabili di milioni di morti ogni anno, altri hanno una probabilità relativamente bassa di verificarsi, ma conseguenze potenzialmente devastanti.
La ricerca, intitolata The Lancet Commission on 21st Century Global Threats to Health, è stata presentata al World Health Summit di Berlino. Coordinata da Christopher Murray, direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington, e Natalia Kanem, ex direttrice del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha coinvolto una commissione di 35 esperti di sanità pubblica, economia, sicurezza, tecnologia e governance internazionale.
Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda l’obesità, associata alla cattiva alimentazione e alla sedentarietà: gli interventi per contrastarla potrebbero evitare la perdita di 23,1 miliardi di anni di vita in buona salute entro la fine del secolo. Seguono il basso livello di istruzione, con 16,1 miliardi, e le disuguaglianze economiche, con 13,8 miliardi. Due minacce considerate potenzialmente capaci di provocare l’estinzione umana sono invece l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale e una guerra nucleare accompagnata da una carestia globale.
L’analisi prende in esame 204 Paesi e territori, considerando il periodo compreso tra il 2025 e il 2100. Per confrontare rischi molto diversi tra loro, i ricercatori hanno utilizzato un indicatore comune, il DALY (Disability-Adjusted Life Year), che misura gli anni di vita in buona salute perduti a causa di malattie, disabilità o morti premature. Per ciascuna minaccia sono stati costruiti scenari futuri plausibili, favorevoli e sfavorevoli, e calcolata la differenza in termini di salute che potrebbe essere preservata attraverso interventi pubblici, investimenti e innovazioni. Si tratta dunque di perdite potenzialmente evitabili, anziché di decessi già verificati o di previsioni certe. Per comprendere le dimensioni delle cifre, la pandemia di Covid-19 ha provocato, secondo le stime richiamate dalla Commissione, circa 500 milioni di anni di vita in buona salute perduti. Le proiezioni dello studio riguardano però un periodo molto più lungo, di 75 anni, e vanno interpretate tenendo conto di questa differenza.
L’obesità e le disuguaglianze tra i maggiori rischi per la salute
Con 23,1 miliardi di DALY potenzialmente evitabili, l’obesità rappresenta il maggiore carico sanitario modificabile tra quelli quantificati. L’intervallo di incertezza statistica della stima va da 19,5 a 26,9 miliardi di anni. Secondo la Commissione, questo insieme di rischi occupa il primo posto in 154 dei 204 Paesi e territori analizzati. Il problema riguarda ormai anche gran parte dei Paesi a basso e medio reddito, dove alla persistente presenza di malnutrizione si accompagna una crescente diffusione di sovrappeso e obesità. L’aumento delle patologie metaboliche, del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori rischia di aggravare ulteriormente la pressione sui sistemi sanitari. Le misure considerate comprendono interventi sulla qualità dell’alimentazione, sull’attività fisica, sulla prevenzione e sull’accesso alle cure. Ancora più significativo, per le sue implicazioni sociali, è il peso attribuito all’istruzione. Il basso livello di scolarizzazione è associato a una perdita potenzialmente evitabile di 16,1 miliardi di anni di vita sana, con un intervallo di stima compreso tra 12,2 e 22,8 miliardi. Una maggiore istruzione può influire sulla salute attraverso molti meccanismi: migliora le condizioni economiche, favorisce l’accesso alle informazioni sanitarie e ai servizi di prevenzione, contribuisce alla salute materna e infantile e riduce la mortalità dei bambini. Circa il 68% del carico sanitario evitabile attribuito al basso livello di istruzione si concentra nell’Africa subsahariana, dove la minaccia interessa in particolare bambini, adolescenti e donne. L’istruzione femminile, sottolineano gli autori, ha inoltre effetti di lungo periodo sui comportamenti riproduttivi, sulla salute delle nuove generazioni e sull’evoluzione demografica. Le disuguaglianze di reddito rappresentano un’altra componente fondamentale dello studio, con 13,8 miliardi di anni di vita in buona salute potenzialmente recuperabili. L’intervallo di incertezza è particolarmente ampio, tra 6,47 e 28,8 miliardi, a dimostrazione della complessità delle relazioni tra condizioni economiche e salute. La stima centrale equivale a oltre 25 volte il carico sanitario attribuito alla pandemia di Covid-19. La Commissione ha esaminato le disuguaglianze economiche utilizzando anche indicatori relativi ai consumi mediani delle famiglie, per comprendere meglio le condizioni materiali della popolazione. Più della metà del carico sanitario evitabile associato a queste disuguaglianze, pari a circa 7,31 miliardi di anni, interessa l’Africa subsahariana. Le previsioni demografiche ed economiche rendono particolarmente delicata la situazione di questa regione. Nello scenario di riferimento elaborato dai ricercatori, dopo decenni di riduzione della povertà estrema, i progressi globali hanno rallentato sensibilmente a partire dal 2015. Il numero di persone che vivono con meno di tre dollari al giorno potrebbe rimanere elevato per diversi decenni e aumentare in Africa subsahariana, dove la crescita demografica rischia di superare quella economica. Secondo le proiezioni utilizzate dalla Commissione, la popolazione mondiale potrebbe raggiungere un massimo di circa 9,5 miliardi di persone nel 2064, per poi iniziare a diminuire. Nel frattempo, la quota di popolazione residente nell’Africa subsahariana salirebbe dal 15,3% a circa il 36,7% entro il 2100. Sono scenari demografici che rendono ancora più rilevanti gli investimenti in istruzione, sanità e sviluppo economico.Intelligenza artificiale e guerra nucleare: i rischi estremi
L’uso malevolo dell’intelligenza artificiale costituisce una delle categorie più difficili da valutare. La Commissione stima in 10,4 miliardi gli anni di vita sana potenzialmente preservabili intervenendo per ridurre questa minaccia. L’intervallo di incertezza, tuttavia, va da zero a 15,6 miliardi. Tra gli scenari considerati figurano l’impiego dell’intelligenza artificiale per facilitare lo sviluppo di armi biologiche, attacchi contro infrastrutture essenziali e forme di utilizzo capaci di provocare conseguenze catastrofiche su scala mondiale. La ricerca riconosce contemporaneamente le grandi opportunità offerte dalla stessa tecnologia in campo medico e scientifico. La guerra nucleare presenta un impatto potenziale comparabile: le misure per prevenirla potrebbero evitare, secondo il modello, circa 133 milioni di morti e la perdita di 9,35 miliardi di anni di vita in buona salute entro il 2100. Anche in questo caso l’incertezza è molto elevata, con un intervallo compreso tra zero e 24,5 miliardi di DALY. La principale minaccia sanitaria considerata va ben oltre le conseguenze immediate delle esplosioni. Un conflitto nucleare su larga scala potrebbe immettere nell’atmosfera quantità enormi di particelle capaci di ridurre la luce solare, alterare le temperature, compromettere la produzione agricola e provocare una carestia mondiale. Gli effetti raggiungerebbero anche Paesi lontani dalle aree di combattimento. La Commissione calcola che circa 2,97 miliardi dei 9,35 miliardi di anni di vita sana potenzialmente perduti a causa di un conflitto nucleare riguarderebbero l’Africa subsahariana. Una regione priva di arsenali nucleari potrebbe quindi subire una quota rilevante delle conseguenze sanitarie di una guerra combattuta altrove. Per valutare questi due rischi, i ricercatori hanno dovuto adottare un metodo diverso da quello utilizzato per le malattie croniche. Mancando serie storiche sufficienti per stimare eventi di questa portata, hanno integrato il giudizio degli esperti con valutazioni di persone specializzate nelle previsioni probabilistiche, i cosiddetti superforecaster. Le stime sull’eventualità di un’estinzione umana legata all’intelligenza artificiale entro il 2100 presentano differenze considerevoli: circa lo 0,4% secondo un gruppo di previsori e il 3% secondo le valutazioni di specialisti dell’IA richiamate nel rapporto. Si tratta di giudizi probabilistici altamente incerti, che gli stessi autori invitano a trattare con prudenza. La minore probabilità di questi eventi, rispetto alla diffusione di malattie croniche già presenti, spiega perché le rispettive stime sanitarie possano risultare inferiori a quelle dell’obesità o della scarsa istruzione. Questo confronto rappresenta una misura quantitativa del rischio nel periodo considerato e non una graduatoria assoluta delle priorità politiche.Salute mentale, invecchiamento, guerre e malattie croniche
I problemi di salute mentale rappresentano un’altra minaccia di grande portata, con 9,35 miliardi di anni di vita sana potenzialmente recuperabili. Lo studio attribuisce una dimensione analoga a quella del rischio nucleare al carico evitabile legato alla salute mentale, pur trattandosi di fenomeni completamente diversi per natura e probabilità. L’intervallo stimato va da 6,34 a 13 miliardi di DALY. L’invecchiamento in cattive condizioni di salute potrebbe invece comportare 8,26 miliardi di anni di vita sana evitabilmente perduti, con un intervallo compreso tra 6,38 e 10,6 miliardi. L’aumento della longevità rende sempre più importante la distinzione tra anni vissuti e anni vissuti senza gravi limitazioni funzionali, malattie croniche o perdita di autonomia. I conflitti armati convenzionali, escludendo gli scenari nucleari, rappresentano un carico potenzialmente evitabile di 7,71 miliardi di DALY, mentre il tabagismo raggiunge i 7,06 miliardi. L’ipertensione arteriosa, uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, potrebbe essere associata a ulteriori 4,79 miliardi di anni di vita sana recuperabili attraverso interventi di prevenzione, diagnosi e trattamento. La resistenza agli antimicrobici costituisce una delle maggiori minacce infettive del secolo, con 3,44 miliardi di DALY potenzialmente evitabili. La diffusione di batteri resistenti rischia di rendere più complicato il trattamento delle infezioni, aumentando la mortalità e compromettendo la sicurezza di procedure mediche che oggi dipendono dall’efficacia degli antibiotici. Alle pandemie di origine naturale vengono attribuiti 2,39 miliardi di anni di vita sana potenzialmente preservabili. L’intervallo di incertezza, compreso tra 900 milioni e 7,09 miliardi, mostra quanto possano variare le conseguenze di nuove emergenze infettive in funzione della loro diffusione, della gravità delle malattie e della capacità di risposta dei sistemi sanitari. Il consumo eccessivo di alcol completa questo gruppo di rischi, con 2,35 miliardi di DALY evitabili.Il cambiamento climatico e gli effetti che il modello non riesce ancora a misurare
Un risultato destinato a far discutere riguarda il cambiamento climatico, che nella comparazione quantitativa compare al quattordicesimo posto, con 1,89 miliardi di anni di vita sana potenzialmente recuperabili. L’intervallo di incertezza della stima è compreso tra 1,32 e 2,48 miliardi. La Commissione ha confrontato due possibili traiettorie climatiche: una nella quale il riscaldamento globale viene contenuto intorno a 1,8 °C e un’altra che conduce a un aumento di circa 4,4 °C. La differenza tra questi scenari, calcolata attraverso gli effetti sanitari che il modello riesce a quantificare, corrisponde a circa 1,89 miliardi di anni di vita in buona salute. Gli autori precisano però che la valutazione considera soltanto una parte delle conseguenze sanitarie del cambiamento climatico, tra cui gli effetti delle temperature estreme e alcuni fattori ambientali direttamente misurabili. Restano fuori numerosi meccanismi indiretti, come gli spostamenti delle popolazioni, gli effetti delle siccità, l’insicurezza alimentare e idrica, le conseguenze psicologiche, l’innalzamento del livello del mare e diversi possibili cambiamenti irreversibili dei sistemi climatici. Per questo motivo, la posizione relativamente bassa del cambiamento climatico nella comparazione delle cifre deve essere letta con cautela. Gli stessi ricercatori riconoscono che il suo impatto complessivo potrebbe essere sensibilmente maggiore di quello attualmente quantificato, soprattutto considerando gli effetti che continueranno a manifestarsi oltre il 2100 e la sua capacità di aggravare altri rischi sanitari. L’inquinamento atmosferico, considerato separatamente, presenta un carico di 1,64 miliardi di anni di vita sana potenzialmente evitabili nel periodo analizzato.Il peso dei tagli alla sanità internazionale
Un’altra minaccia individuata dalla Commissione riguarda la riduzione degli aiuti pubblici internazionali destinati alla salute. Un eventuale crollo di questi finanziamenti potrebbe tradursi in 1,5 miliardi di anni di vita sana potenzialmente perduti, con circa il 70% dell’impatto concentrato nell’Africa subsahariana. I ricercatori richiamano una tendenza già osservabile nei finanziamenti internazionali. Secondo le stime dell’IHME, gli aiuti allo sviluppo sanitario sono diminuiti del 9,7% tra il 2024 e il 2025. Nello stesso periodo, il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo complessivo e reddito nazionale lordo dei Paesi donatori è sceso dallo 0,33% allo 0,26%. In molti Paesi a basso reddito, la riduzione dei finanziamenti esterni rischia di compromettere programmi di vaccinazione, prevenzione, assistenza materno-infantile e trattamento delle malattie infettive. La capacità di compensare i tagli attraverso risorse nazionali rimane limitata dalla debolezza delle entrate pubbliche e dal peso del debito. La malnutrizione infantile completa il quadro delle 17 minacce, con 1,02 miliardi di anni di vita in buona salute potenzialmente recuperabili. Circa l’80% di questo carico evitabile si concentra nell’Africa subsahariana, a conferma delle profonde differenze geografiche nella distribuzione dei rischi sanitari. Questi dati evidenziano un elemento centrale dello studio: le minacce non colpiscono tutti i Paesi allo stesso modo. Nelle economie ad alto reddito pesano maggiormente l’obesità, le malattie croniche, la salute mentale e l’invecchiamento. Nei Paesi più poveri assumono maggiore rilievo la scarsa istruzione, le disuguaglianze economiche, la malnutrizione e la fragilità dei sistemi sanitari. Molti rischi, inoltre, si rafforzano reciprocamente: la povertà peggiora le condizioni di salute, le malattie riducono le opportunità economiche e le crisi ambientali o i conflitti possono aggravare entrambe.Le strategie per affrontare i prossimi 75 anni
La Commissione sottolinea che i risultati della ricerca rappresentano un insieme di scenari, soggetti a incertezza e destinati a essere aggiornati con la disponibilità di nuovi dati. Le stime riferite a minacce differenti possono inoltre sovrapporsi, perché una stessa perdita di salute può essere influenzata contemporaneamente da più fattori. I valori non devono quindi essere semplicemente sommati per ottenere un totale unico. Sulla base dei risultati, gli esperti individuano tre grandi direttrici d’intervento. La prima riguarda il rafforzamento dei sistemi sanitari e della loro capacità di individuare, prevenire e affrontare rischi molto diversi tra loro, attraverso finanziamenti stabili, sorveglianza epidemiologica e strumenti di preparazione alle emergenze. La seconda punta a un aumento degli investimenti nella ricerca e nelle innovazioni capaci di modificare le traiettorie sanitarie attuali: nuovi vaccini, antibiotici, trattamenti contro l’obesità, tecnologie climatiche e applicazioni dell’intelligenza artificiale accompagnate da adeguati strumenti di controllo e regolamentazione. La terza direttrice prevede un monitoraggio continuo e indipendente delle minacce emergenti, affinché le informazioni scientifiche possano essere utilizzate anche dai responsabili delle politiche economiche, ambientali, energetiche e della sicurezza. A questo scopo è prevista la realizzazione del Lancet Monitor of 21st Century Global Threats to Health, uno strumento destinato a seguire nel tempo l’evoluzione dei principali rischi per la salute mondiale. Per Christopher Murray, il risultato più importante della ricerca è la possibilità di intervenire su una quota considerevole dei danni stimati. La differenza tra gli scenari futuri dipende infatti anche dalle politiche adottate oggi e dalla capacità delle istituzioni di affrontare rischi che si svilupperanno nell’arco di decenni. L'articolo Dall’obesità alla guerra nucleare: le 17 minacce alla salute dell’umanità entro il 2100 proviene da Il Blog di Beppe Grillo.Testi ed immagini Copyright Beppegrillo.it
