Nelle immense distese della Patagonia argentina, tra montagne, steppe battute dal vento e fattorie separate da centinaia di chilometri, esiste un social network che funziona da decenni, molto prima della nascita di Facebook, Instagram e WhatsApp. Per utilizzarlo bastano una radio AM e qualcuno disposto ad ascoltare. Ogni giorno, attraverso le onde radio, gli abitanti delle zone più isolate dell’Argentina ricevono notizie dei familiari, comunicano emergenze, annunciano nascite, matrimoni, problemi di salute o semplicemente fanno sapere a qualcuno che stanno bene. È un sistema di comunicazione collettiva che ha attraversato generazioni e che continua a mantenere un ruolo importante anche nell’epoca di Internet e dei satelliti.
Si chiama Mensajes al Poblador Rural, letteralmente Messaggi all’abitante rurale, ed è una tradizione profondamente radicata nella storia della Patagonia. Chi desidera comunicare con una persona che vive in una zona remota invia un messaggio a un’emittente radiofonica, attraverso una telefonata, un biglietto scritto a mano oppure, oggi, anche tramite WhatsApp. Il conduttore lo legge in diretta durante una delle trasmissioni dedicate agli abitanti delle campagne. Dall’altra parte, nelle case e negli allevamenti sparsi su un territorio immenso, qualcuno ascolta in attesa di ricevere notizie. Il 21 dicembre 1995, per esempio, una comunicazione indirizzata ad Adela Muñoz e Carolina Morales, residenti nella località di Pichi Leufu, annunciava che il giorno successivo sarebbe arrivato Carlos e chiedeva alle due donne di aspettarlo al fiume con la cavalla della sorella. Un altro messaggio invitava il musicista Irineo Aguilera, ovunque si trovasse, a presentarsi alle otto di sera a Las Plumas senza dimenticare la chitarra. Altri ancora riguardavano animali dispersi, ricoveri ospedalieri, problemi economici o semplici oggetti da restituire. Sono piccoli frammenti di vita quotidiana che raccontano una realtà lontana dai grandi centri urbani, dove anche una comunicazione apparentemente banale può diventare essenziale. Nel febbraio 2020 il quotidiano argentino Infobae ha dedicato un ampio reportage a questa tradizione, documentando come 22 emittenti patagoniche di Radio Nacional riservassero spazi della propria programmazione ai messaggi per gli abitanti delle campagne. Le trasmissioni potevano durare dieci, quindici o venti minuti e, a seconda della stazione, andare in onda fino a cinque volte al giorno.
Il servizio assume nomi diversi secondo le località. A Zapala è conosciuto come Boletín comunitario y radio clasificados, a Ingeniero Jacobacci come Avisos y mensajes al poblador de la zona rural, mentre a Comodoro Rivadavia prende il nome di Gauchaditas. Cambiano gli orari, le frequenze e i conduttori, ma il principio rimane lo stesso, quello di utilizzare la radio per collegare persone che vivono a grandi distanze e che spesso dispongono di infrastrutture di comunicazione limitate.
Per comprenderne l’importanza bisogna considerare la geografia della Patagonia, una regione vasta oltre un milione di chilometri quadrati, caratterizzata da una densità abitativa molto bassa, condizioni climatiche difficili e insediamenti spesso lontanissimi tra loro. In alcune località raggiungere il centro abitato più vicino richiede ore di viaggio, mentre la copertura telefonica e Internet rimangono problematiche nelle aree più remote. Le trasmissioni in onde medie, capaci di raggiungere grandi distanze, hanno permesso di mantenere una rete di collegamenti che altrimenti sarebbe stata estremamente fragile.
Rubén Lagrás, per 38 anni lavoratore di Radio Nacional Bariloche, ha raccontato a Infobae un episodio che descrive il rapporto tra gli abitanti della Patagonia e questo servizio. Durante una visita a un allevatore, mentre si trovava nella sua abitazione, l’uomo interruppe la conversazione per ascoltare i messaggi radiofonici. Sistemò il ricevitore sul tavolo, si sedette e rimase in silenzio, seguendo con grande attenzione ogni comunicazione. Per quelle comunità, spiegava Lagrás, l’appuntamento radiofonico rappresenta un momento particolarmente importante della giornata. La radio permette infatti di conoscere anche ciò che accade agli altri abitanti della zona, di sapere se una famiglia ha bisogno di aiuto, se qualcuno è malato oppure se un vicino sta attraversando una difficoltà. È una forma di comunicazione pubblica che contribuisce a mantenere vive le relazioni sociali tra persone che possono incontrarsi soltanto poche volte durante l’anno. Un po’ quello che avveniva prima dell’avvento della tv.
Il fotografo argentino Jorge Piccini ha dedicato circa quindici anni a documentare questo mondo. Dopo aver scoperto casualmente le trasmissioni durante un viaggio in Patagonia, ha iniziato a visitare gli abitanti delle campagne, fotografandoli nelle loro abitazioni e raccogliendo i messaggi conservati negli archivi radiofonici e nelle case degli ex dipendenti delle emittenti. Nel corso della ricerca ha recuperato oltre 400 comunicazioni, selezionandone una sessantina per il libro Mensajes al Poblador Rural, pubblicato nel 2019. Il documento più antico recuperato dal fotografo risale al 15 aprile 1972. Si tratta di un messaggio urgente firmato da un sottocommissario di polizia, che chiedeva di avvisare un uomo dell’impossibilità di effettuare una visita a causa di un problema intestinale. Altri messaggi parlano di animali scomparsi durante l’inverno, figli di cui si sono perse le tracce, appuntamenti saltati o oggetti dimenticati. Uno chiedeva addirittura la restituzione di una dentiera lasciata su una credenza.
Con l’arrivo dei telefoni cellulari, delle applicazioni di messaggistica e delle connessioni satellitari, anche questa tradizione si è progressivamente trasformata. I messaggi scritti a mano sono diventati meno frequenti e vengono spesso sostituiti da comunicazioni inviate tramite telefono, posta elettronica o WhatsApp. Paradossalmente, uno degli avvisi ricorrenti è proprio quello di chiedere a qualcuno di accendere il cellulare oppure di raggiungere un punto in cui sia possibile trovare copertura. Nelle campagne patagoniche esiste persino un’espressione per indicare questa necessità: ir a la señal, andare al segnale. Significa spostarsi verso un’altura, un albero o un punto preciso del territorio dove il telefono riesce finalmente a collegarsi alla rete. Gabriela Salamida, giornalista e ricercatrice di Radio Nacional Bariloche, ha raccontato di persone che sollevano il cellulare sopra la testa o lo lanciano leggermente in aria nel tentativo di intercettare il segnale e inviare un messaggio.
Questa evoluzione dimostra come le nuove tecnologie si siano affiancate alla radio senza cancellarne necessariamente la funzione sociale. Il sistema continua a essere utilizzato perché risponde a un bisogno concreto, quello di mantenere i rapporti tra persone che vivono lontane e che condividono un territorio.
A ben guardare, i Mensajes al Poblador Rural possiedono molte delle caratteristiche che oggi associamo ai social network, permettono di condividere informazioni personali, mantenere relazioni e diffondere comunicazioni pubbliche. Ogni messaggio può raggiungere contemporaneamente numerosi ascoltatori e contribuire a una conversazione collettiva, proprio come accade sulle piattaforme digitali.
Mentre nel mondo miliardi di persone utilizzano piattaforme che trasformano le relazioni sociali in dati, attenzione e opportunità commerciali, nelle campagne della Patagonia sopravvive un modello di comunicazione collettiva nato da esigenze completamente diverse: ridurre le distanze, far circolare informazioni e mantenere unite comunità disperse su territori immensi.
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