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Dove vanno i nostri soldi? Ora possiamo seguirli

Paghiamo un caffè e dentro c’è l’IVA, facciamo benzina e paghiamo le accise, guardiamo la busta paga e una parte se ne va in IRPEF e contributi. Un po’ alla volta, ogni giorno, i nostri soldi entrano nella macchina dello Stato, per poi diventare sanità, trasporti, pensioni etc… A questo punto la domanda dovrebbe essere scontata “si ma dove vanno esattamente i nostri soldi?” E’ da questa domanda che nasce Dove vanno i nostri soldi, un progetto civico e open source realizzato da Domenico Gagliardi e Francesco Giannicola, due ragazzi esperti di economia e programmazione che hanno deciso di prendere una parte enorme dei dati sulla spesa pubblica italiana e realizzare questo portale: www.dovevannoinostrisoldi.com L’idea arriva da un’esperienza simile realizzata in Francia, e così, a fine agosto, in appena 24 ore hanno messo su il progetto e da allora il sito è cresciuto rapidamente, arrivando a integrare più di trenta fonti pubbliche. Accanto ai numeri vengono indicati la provenienza, il periodo di riferimento e, quando necessario, i limiti del dato. SIOPE, OpenBDAP, ANAC, Italia Domani, OpenCivitas, ISTAT, MEF, Banca d’Italia, AgID, OpenCoesione, INPS, Conti Pubblici Territoriali, Indice PA, Camera, Senato, Presidenza del Consiglio, sigle e nomi che per un cittadino normale sembrano spesso l’elenco degli ingredienti di un medicinale e che invece contengono una quantità enorme di informazioni su come vengono utilizzate le risorse pubbliche. Dove vanno i nostri soldi prova a tradurre tutto questo in qualcosa che si possa vedere, cercare e confrontare. Si può partire dai Comuni. Ad esempio, nel 2025 i Comuni italiani hanno registrato 114,2 miliardi di euro di pagamenti di cassa, attraverso 7.896 enti, circa 1.936 euro per abitante. Dietro quel numero ci sono circa 7,1 milioni di righe di movimento. Il cittadino, invece di affrontarle una per una, può digitare il nome del proprio Comune e cominciare a capire quanto viene speso, per quali categorie e, in diversi casi, confrontare quei valori con quelli di altri enti simili. Nel 2024 i pagamenti erano stati 109,5 miliardi, circa 1.856 euro per abitante. Da gennaio ad agosto 2026 risultavano già 76,3 miliardi. La fonte è SIOPE/SIOPE+, il sistema attraverso il quale la Ragioneria Generale dello Stato e la Banca d’Italia raccolgono incassi e pagamenti delle amministrazioni pubbliche. Poi c’è OpenCivitas, che permette di confrontare spesa storica e spesa standard per migliaia di Comuni delle Regioni a statuto ordinario. Insomma, possiamo iniziare a capire quanto spende un Comune e confrontarlo con quanto dovrebbe ragionevolmente spendere per fornire determinati servizi. Il portale permette di esplorare anche: sanità, pensioni, invalidità INPS, spesa dello Stato per territorio, amministrazioni centrali, eventi, campagne, affitti, missioni, Legge di Bilancio e stanziamenti per missione. Il codice utilizzato per costruire la piattaforma è pubblico ed è su GitHub, dove gli sviluppatori possono proporre correzioni e collaborare al progetto, insomma aperto e opensource. Altri cittadini esperti possono così proporre nuove fonti e contribuire all’evoluzione della piattaforma. Questo sicuramente è uno dei motivi per cui il progetto è cresciuto così rapidamente. Un altro motivo è anche il ruolo dell’intelligenza artificiale; gli stessi sviluppatori raccontano che proprio i nuovi strumenti di AI hanno permesso di realizzare la prima versione in 24 ore, comprimendo tempi di sviluppo che fino a pochi anni fa sarebbero stati molto più lunghi. Il lavoro di Gagliardi e Giannicola non si è fermato però qui: qualche giorno fa hanno lanciato Italia Aperta, un altro progetto open source indipendente (www.italiaaperta.it) per rendere più semplice il rapporto tra cittadini e informazioni pubbliche. Il cittadino può fare una domanda in linguaggio naturale a Pino, l’assistente del portale, che cerca tra le pagine ufficiali e indica da dove partire. Italia Aperta indicizza 1.172 pagine ufficiali di 214 enti, tra amministrazioni nazionali, regionali, comunali ed europee, e ogni risposta rimanda direttamente alle fonti consultate. Per anni tutti si sono riempiti la bocca di parole come trasparenza, open data digitalizzazione etc… ma un dato pubblico serve davvero solo quando un cittadino riesce a trovarlo con facilità e capirlo senza dover diventare un archeologo digitale. Oggi siamo nell’era dell’intelligenza artificiale, il mondo corre alla velocità della luce e una parte della macchina dello Stato sembra ancora ferma all’era preistorica tra moduli e portali che non comunicano tra di loro. Ed è qui che progetti come Dove vanno i nostri soldi e Italia Aperta diventano “rivoluzionari”, perché compiono un’operazione così semplice ma decisiva, fanno ciò che dovrebbe fare uno Stato, prendendo dati pubblici dispersi, complicati e spesso incomprensibili, rendendoli finalmente accessibili e leggibili a tutti. Perché i soldi sono nostri, e i dati pure! L'articolo Dove vanno i nostri soldi? Ora possiamo seguirli proviene da Il Blog di Beppe Grillo.
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