C’è un pezzo di Mezzogiorno che rischia di pagare il prezzo più alto del cambiamento climatico. È quello dei territori interni, che da anni fanno i conti con lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei servizi, le difficoltà nei collegamenti e una progressiva perdita di peso economico e demografico.
La Svimez, in una recente pubblicazione, la definisce “disuguaglianza climatica”. Il cambiamento climatico, si legge nell’analisi, rischia di agire come un moltiplicatore delle fragilità territoriali e di trasformarsi in un fattore strutturale di emarginazione. Nel Mezzogiorno l’impatto economico potrebbe essere particolarmente pesante: la contrazione del PIL viene stimata tra l’1 e il 3%, con punte superiori al 4% in Campania e Sicilia. Per la Campania il costo potrebbe aggirarsi intorno al mezzo miliardo di euro, senza considerare gli effetti indiretti.
Numeri che rischiano di sembrare lontani dalla vita quotidiana. Ma basta guardare a quello che abbiamo vissuto quest’anno per capire che il problema non appartiene soltanto alle statistiche. L’aumento delle temperature incide negativamente sulla resa agricola, sulla salute della popolazione, con maggiori costi per il sistema sanitario e sulla produttività del lavoro. E, influenzando la produttività, può avere un impatto negativo sull’industria e sui servizi.
Il cambiamento climatico, insomma, rischia di trasformare problemi già conosciuti in problemi ancora più grandi. È questo il passaggio che non possiamo permetterci di ignorare.
Un territorio che perde abitanti ha meno risorse e meno capacità amministrativa. Un territorio che ha meno capacità amministrativa può incontrare maggiori difficoltà nel programmare interventi di prevenzione. E un territorio più fragile diventa inevitabilmente più vulnerabile quando arrivano eventi estremi.
È un circolo vizioso. Secondo Svimez, la capacità di adattarsi non è uguale dappertutto e la crisi climatica può quindi accentuare divari territoriali già esistenti. Per la Campania vengono indicati livelli di esposizione alla desertificazione compresi, a seconda delle aree, tra il 30 e il 50 per cento del territorio.
E dentro questa trasformazione c’è anche il tema dell’energia. La transizione energetica rappresenta uno degli ambiti attraverso cui il Mezzogiorno dovrà affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche la capacità dei territori di rendere più efficienti gli edifici, sviluppare le fonti rinnovabili e utilizzare strumenti come le Comunità energetiche.
Perché il vero rischio non è soltanto avere estati più calde o precipitazioni più violente. Il rischio è che il cambiamento climatico diventi l’ennesimo motivo per cui vivere lontano dai grandi centri diventa più difficile.
E allora la sfida climatica diventa anche una sfida contro lo spopolamento. Difendere questi territori dal clima che cambia significa, in fondo, difendere la possibilità stessa di continuare ad abitarli.
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