
Il freddo russo si fa vedere adesso
Un anno fa, verso la fine di settembre, un’irruzione di aria fredda partita dalla Siberia aveva raggiunto in parte anche l’Italia. Il colpo più duro, però, lo avevano preso i Balcani, dove la neve era scesa addirittura sotto i 200 metri di quota. Quest’anno niente del genere, almeno per ora. Il freddo si sta presentando adesso, soprattutto nelle proiezioni, e dovrebbe farsi sentire in modo marcato durante la prima decade di ottobre. A Mosca potrebbe perfino nevicare nei primi dieci giorni del mese, uno scenario già descritto nell’analisi sul freddo dalla Russia pronto a spegnere il caldo africano. C’è una sorta di braccio di ferro fra l’aria fredda russa e le correnti oceaniche. I modelli matematici lo collocano attorno al 10-12 ottobre. Parliamo di una previsione a lunghissimo termine, va detto, ma è un segnale che fa riflettere. Si tratta di due masse d’aria enormi e potentissime, e l’Oceano Atlantico sa generare basse pressioni di grande intensità.Il ciclone esplosivo contro l’alta pressione
Ne abbiamo già parlato: una bassa pressione di tipo ciclone esplosivo si porterà a ridosso delle Isole Britanniche. Il termine tecnico è ciclogenesi esplosiva, cioè una pressione al centro che crolla di almeno 24 hPa in 24 ore. Il vortice tenterà di erodere l’alta pressione. Non ci riuscirà. Già questo è un segnale tutt’altro che trascurabile, perché racconta di un’atmosfera che comincia a muoversi con più energia. Un’altra bassa pressione molto profonda tornerà a formarsi sull’Oceano Atlantico, sempre intorno al 10-12 ottobre. Le date sono approssimative e vanno lette come linee di tendenza, niente di più. Nel frattempo l’aria fredda, quella vera, scivolerà a ovest dei Monti Urali, fino a interessare l’est della Polonia, i Paesi Baltici, l’Ucraina e la Bielorussia.Un antidoto all’anticiclone africano
Quel lago d’aria fredda è un segnale chiaro: l’autunno va avanti. Lo stesso vale per le basse pressioni atlantiche. Insieme potrebbero funzionare da antidoto – il termine è un po’ giocherellone – contro l’anticiclone africano, ancora molto robusto, che cercherà in tutti i modi di sfondare la barriera che si andrà a creare nel corso della prima decade di ottobre. Come spiegato anche in ottobre cambia volto: la svolta si avvicina, il passaggio fra i due mesi segnerà il primo vero indebolimento dell’alta pressione.Manca l’elemento cruciale: la pioggia
A tutto questo manca però un elemento decisivo. La pioggia, quella vera, portata dalle perturbazioni oceaniche. Almeno fino al 10-12 ottobre, e parliamo sempre di proiezioni a lungo termine, non si vede alcuna perturbazione atlantica robusta diretta verso l’Italia. Si potranno intercettare varie aree di instabilità atmosferica, con rovesci, temporali sparsi e anche nubifragi. Tutti fenomeni a carattere sparso, caotico. E caotico significa una cosa precisa: non si può fare fin d’ora una previsione puntuale. Quando passa una perturbazione le precipitazioni sono diffuse, legate a un sistema organizzato con fronti ben definiti. Con l’aria instabile, invece, abbiamo appunto l’instabilità, anche nelle zone dove i fenomeni si concentreranno. Si distribuiranno in modo disordinato, in una situazione che in certi casi è stata definita puntiforme: su una mappa radar si vedono puntini che compaiono e spariscono man mano che passano le ore. Nascono e si dissolvono le aree di precipitazione, isolate, sparse, imprevedibili.Il Mediterraneo produrrà più piogge delle terre emerse
Sarà il Mar Mediterraneo, ancora caldo dopo l’estate, a generare più fenomeni rispetto alle terre emerse. Queste ultime si stanno raffreddando e si raffredderanno ancora di più a ottobre. Non è un caso che proprio questo mese sia storicamente il più delicato, come ricorda la rassegna sulle alluvioni storiche di ottobre in Italia. Freddo, per ora, non se ne vede. Per la prima decade di ottobre è comunque previsto un bel calo termico, che potrebbe risultare anche robusto. Se poi si aggiungesse aria di origine siberiana – cosa già accaduta in passato, anche in pieno ottobre – le temperature scenderebbero su valori molto bassi, anche sotto i 10°C in pieno giorno al Nord Italia. Può succedere anche in un’epoca di Riscaldamento Globale, anche dopo un’estate fra le più calde, dalla quale ci stiamo riprendendo solo adesso. Il legame fra Artico e circolazione alle nostre latitudini è approfondito nella pagina sull’amplificazione artica.Il caldo resiste ancora al Sud e in Spagna
Ci stiamo riprendendo soprattutto al Nord. Scendendo verso il Sud Italia ci sono ancora zone dove i termometri superano i 30°C: nella giornata di oggi, lunedì 28 settembre, si sono registrati valori sopra i 30°C in Sardegna, sulla scia dell’estate tardiva sostenuta dall’alta pressione. Il caldo, insomma, c’è ancora. In Spagna sono stati toccati 41°C nell’area di Siviglia, e alle Canarie si sono sfiorati i 40°C. Lì però entrano in gioco fattori locali. Le isole sono molto montuose e, con il vento da est, si generano venti di caduta: è l’effetto föhn, un vento adiabatico che si riscalda scendendo lungo i versanti sottovento. Le temperature del sud della Spagna derivano invece direttamente dall’anticiclone africano. Valori molto alti si sono avuti anche in Portogallo qualche giorno fa, e nel sud della Francia con punte di 36°C.L’autunno avanza, ma il Nord Italia rischia la siccità
La situazione sta comunque cambiando, anche se a piccoli passi. Basse pressioni addirittura esplosive sul settore dell’Atlantico settentrionale, a ridosso delle Isole Britanniche, aree di bassa pressione molto profonde in Russia, freddo che si alterna a nuove rimonte anticicloniche: qualcosa si muove, e ci stiamo avviando verso la stagione autunnale. Come detto, però, manca la pioggia. Resta da capire quanto sarà vivace l’instabilità atmosferica e se riuscirà a scaricare precipitazioni abbondanti. Il timore è che sia soprattutto il Nord Italia a patirne l’assenza più delle altre regioni, perché è l’area più distante dal Mar Mediterraneo. E sarà proprio il Mediterraneo, ancora una volta, a procurare le grandi piogge. Credit- ECMWF – Sub-seasonal-range forecasts
- Met Office – Weather bombs: what causes explosive cyclogenesis?
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