Da lì sono passati, tra gli altri, Zucchero, Gigliola Cinquetti e Luca Barbarossa. Il Festival di Castrocaro nasce nel 1957 e in origine si chiamava Festival del Cantante. Da sempre ha sede a Castrocaro Terme e Terra del Sole. Quasi un paradosso perché nella serata finale dell’edizione 2026 dopo il tepore delle ore diurne la temperatura è scesa, Zefiro si è messo a soffiare e per il tanto pubblico presente e c’è stato un assaggio di autunno vero. Questa rassegna ha vissuto, negli anni, fasi alterne per poi risorgere, imperiosa, quando la regia è stata presa da Carlo Avarello e dalla sua Isola degli Artisti. E’ stata la mia prima volta a Castrocaro e dunque anche il mio debutto come giurato. Gli otto giovani artisti che si sono alternati sul palco hanno tutti dimostrato di meritare di esserci, qualcuno mi è parso un po’ acerbo, ma di certo nessuno difettava di identità. Fin dal pomeriggio, nell’incontro fatto al Gran Hotel (luogo storico, gattopardesco mi viene da dire, con un personale attento, educato e sensibile), il confronto con gli amici della giuria e gli organizzatori ha visto idee comuni ma anche divergenti come è giusto che sia quando ci si confronta con storia e prestigio. A vigilare su tutto, in ambito di comunicazione e problem solving, Francesca Capozzo e Greta Samoni, che mi hanno ricordato quei detective le cui indagini “brancolano nel buio” ma in realtà hanno saldamente in pugno la situazione e anche il più piccolo particolare trova il suo posto nel puzzle. Tra gli ospiti della serata Serena Brancale (membro pure della giuria di qualità), Delia e quel geniaccio che è Fiat 131, che mai avevo incontrato e che è un uomo e un artista con un cuore grande come l’Everest. La conduzione è stata affidata a Marco e Raf di Radio Kiss Kiss, fantastici nel miscelare serietà e ironia, nel coinvolgere il pubblico, puntuali nel richiedere gli interventi della giuria e capaci, con un sorriso e una battuta, di allentare l’ansia dei finalisti.
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