La Svizzera vuole capire fino a che punto può ridurre la dipendenza da Microsoft 365 nella propria amministrazione federale. Dopo un primo test con 172 dipendenti, la Cancelleria federale ha avviato un programma più ampio che porterà circa 3mila collaboratori a utilizzare una postazione di lavoro basata su software open source entro la fine del 2027.
Almeno per ora non si tratta di una migrazione completa. La nuova piattaforma infatti funzionerà in parallelo a Microsoft 365 e sarà destinata inizialmente a dipendenti coinvolti in processi particolarmente critici, dove sovranità digitale e disponibilità dei dati assumono maggiore importanza. Per questa prima fase la Confederazione prevede una spesa di circa 9 milioni di franchi svizzeri, oltre 9,5 milioni di euro. Alla base del progetto c’è openDesk, suite sviluppata dal tedesco ZenDiS e costruita combinando diversi progetti open source. Comprende strumenti per documenti, email e calendario, archiviazione, gestione dei progetti, chat e videoconferenze, con componenti come Collabora Online, Open-Xchange, Nextcloud, OpenProject, XWiki, Element e Jitsi.
Il primo proof of concept è stato giudicato in maniera abbastanza positiva. I 172 partecipanti al primo test hanno apprezzato gestione dei documenti, archiviazione, collaborazione, posta elettronica e calendario. Sono però emersi dei limiti, in particolare nelle videoconferenze con molti partecipanti, oltre a ostacoli tecnici e organizzativi che rendono ancora prematura una sostituzione su larga scala. La cautela è comprensibile anche guardando alla situazione attuale: l’amministrazione svizzera ha completato nel dicembre 2025 il rollout di Microsoft 365 su circa 54mila postazioni di lavoro. Un eventuale abbandono completo richiederebbe inoltre di affrontare le numerose applicazioni specialistiche oggi strettamente integrate nell’ecosistema Microsoft.
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