L'Unione europea vuole dare più peso all'industria dei videogiochi nelle proprie politiche digitali e culturali. Il messaggio è arrivato dalla Gamescom 2026 di Colonia, dove Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha partecipato all'apertura politica dell'evento. Videogiochi non solo come intrattenimento. Virkkunen li ha definiti un settore importante per la sovranità europea e il patrimonio culturale, sottolineando come tecnologie nate o sviluppate attorno al gaming trovino applicazione anche nell'educazione, nella salute e persino nella difesa.
Bruxelles vuole sostenere il settore attraverso strumenti già esistenti come Creative Europe e InvestEU, affiancati in futuro da AgoraEU. Quest'ultimo è il programma proposto per il bilancio europeo 2028-2034 che dovrebbe riunire sotto un unico ombrello i finanziamenti destinati a cultura, media e società civile. Nella struttura prevista, la sezione MEDIA+ comprende esplicitamente anche il rafforzamento della competitività dell'industria europea dei videogiochi. La proposta iniziale della Commissione prevede complessivamente 8,6 miliardi di euro per AgoraEU, anche se il budget è ancora parte dei negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale.
Per capire perché Bruxelles stia prestando tanta attenzione al settore basta osservare i numeri. I dati pubblicati proprio in occasione della Gamescom da Video Games Europe ed EGDF parlano, nei 16 mercati europei analizzati, di 199 milioni di giocatori e 29,7 miliardi di euro di ricavi, mentre nell'UE e nel Regno Unito il comparto occupa circa 123mila persone. In Europa vengono inoltre censiti circa 8.700 studi di sviluppo.
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