Le città europee hanno piani molto ambiziosi per arrivare alla neutralità climatica entro il 2030, cioè le emissioni nette zero. Il problema è che una parte non trascurabile di quei piani si regge sull'idea di continuare a emettere e compensare dopo, rimuovendo CO2 dall'atmosfera. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Climate Change e guidato dal Joint Research Centre della Commissione europea, che ha analizzato i piani di 103 città europee, comprese 22 capitali. Complessivamente le amministrazioni prevedono di lasciare al 2030 circa 61,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente di emissioni residue, grosso modo un quinto rispetto ai livelli di partenza. Una quantità vicina alle emissioni annuali dell'Austria.
Arrivare letteralmente a zero emissioni può essere molto difficile e una quota residua è prevista praticamente in qualsiasi strategia net-zero. A far alzare qualche sopracciglio è piuttosto da dove arriverebbero queste emissioni residue. La metà, prendendo il valore mediano fra le città, è legata all'energia utilizzata in edifici, strutture e impianti, mentre un altro 31% arriva dai trasporti. Sono settori che i ricercatori considerano generalmente più semplici da decarbonizzare rispetto ad altri, e proprio questo fa sorgere il dubbio che in alcuni casi non siano state esplorate fino in fondo le possibilità di ridurre le emissioni prima di ricorrere alla compensazione. In più, per il 52% delle città la quantità di emissioni residue sembra derivare soprattutto dall'obiettivo fissato, anziché da un'analisi precisa di quali emissioni siano davvero impossibili da eliminare entro il 2030.
C'è un secondo problema, forse ancora più concreto: la CO2 da rimuovere bisogna poi riuscire a rimuoverla per davvero. Le quantità che le città hanno effettivamente stimato di poter compensare ammontano a circa 11,3 milioni di tonnellate, appena il 18% delle emissioni residue complessive. Quasi tutte puntano soprattutto su soluzioni naturali e temporanee. Il 98% cita interventi di rinverdimento urbano, l'84% lo stoccaggio del carbonio nel suolo e l'80% riforestazione o una migliore gestione delle foreste. Sono interventi utili anche per altri motivi, dal contrasto alle isole di calore alla qualità degli spazi urbani, ma hanno limiti abbastanza evidenti: serve terreno, il carbonio immagazzinato può tornare in atmosfera e un albero piantato oggi potrebbe non assorbire quantità significative di CO2 entro il 2030.
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