Schneider Electric vuole Shelly, società bulgara conosciuta soprattutto per i dispositivi smart home e per le soluzioni dedicate alla gestione dell'energia. Le due aziende hanno già firmato un accordo e, come comunicato ufficialmente, sul tavolo c'è un'offerta pubblica volontaria da 70 euro per azione, tutta in contanti. L'operazione vale nel complesso circa 1,2 miliardi di euro. I 70 euro offerti per ogni azione rappresentano un premio del 27% rispetto alla quotazione del 28 luglio e del 22% rispetto a quella del 23 settembre.
L'offerta passerà attraverso SE 2026 A SAS, società interamente controllata da Schneider Electric, ma per ora non è ancora partita. Serve prima il via libera della Bulgarian Financial Supervision Commission, atteso tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. Il completamento è previsto entro il primo trimestre del 2027, a condizione che Schneider arrivi a detenere almeno il 95% del capitale. A quel punto potrà procedere verso il controllo completo della società e valutare anche il delisting.
I due fondatori di Shelly, che insieme possiedono circa il 57% delle azioni, hanno già dato il loro sostegno all'operazione. Dimitar Dimitrov, co-CEO e azionista con circa il 29%, aderirà all'offerta e reinvestirà una parte di quanto incassato insieme a Schneider Electric, restando alla guida della società con Wolfgang Kirsch. Svetlin Todorov controlla invece circa il 28%, direttamente e tramite Salisto Holdings: la sua partecipazione sarà ceduta in due passaggi, prima il 5% e poi il restante 23% circa, dopo le autorizzazioni previste.
Shelly ha fatto sapere che la sede centrale resterà in Bulgaria e che per almeno tre anni non dovrebbero esserci cambiamenti alla struttura organizzativa e alla forza lavoro. Dentro ci sono anche ricerca e sviluppo, ingegneria, vendite e management. Per chi usa già i prodotti Shelly, però, resta soprattutto da capire cosa cambierà nel funzionamento dei dispositivi dopo l'acquisizione.
Su questo è intervenuto Dimitar Dimitrov con un messaggio rivolto alla community. Il co-fondatore ha spiegato che resteranno il controllo locale, le API aperte e la possibilità di usare i dispositivi senza dipendere dal cloud. Ha citato anche MQTT, webhook, Home Assistant e openHAB. Shelly dovrebbe continuare a mantenere il proprio marchio, i prodotti e il team che sviluppa il firmware, mentre Schneider Electric metterà a disposizione risorse per allargare la gamma e portarla in altri mercati.
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