Studiare un buco nero significa osservare qualcosa che, per definizione, non lascia uscire la luce ed è di fatto inosservabile. Dunque ne vediamo gli effetti e tutto ciò che si trova al di fuori dell'orizzonte degli eventi, ma non è cosa semplice. Per capire cosa accade attorno a Sagittarius A*, il gigante da circa quattro milioni di masse solari al centro della Via Lattea, gli astronomi utilizzano le stelle che gli orbitano intorno come fossero strumenti di misura naturali.
Ora ne hanno trovato uno decisamente più preciso, si chiama S301 e segue un’orbita talmente allungata da portarla molto più vicino al buco nero rispetto alle stelle conosciute finora. La cosa interessante è che questo astro potrebbe finalmente permettere di misurare una caratteristica ancora sfuggente di Sagittarius A*, ossia la sua rotazione.
S301 completa un giro in appena 8,7 anni e possiede un’eccentricità di 0,9832, in pratica invece di descrivere un’orbita quasi circolare, percorre un’ellisse estremamente schiacciata. Nel punto più vicino passa a circa 1,65 miliardi di chilometri dal buco nero, una distanza esigua in termini cosmici e paragonabile a poco più di quella che separa Saturno dal Sole.
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