Ho passato l’ultima settimana con il Pixel 11 Pro XL e, arrivato alla fine di questi giorni di prova, la sensazione è quella di trovarmi davanti al Pixel più maturo mai realizzato da Google, come naturale che sia. Il progetto ormai ha una sua identità precisa, l’esperienza d’uso è estremamente solida e quasi tutti gli interventi di quest’anno servono a rifinire aspetti che funzionavano già piuttosto bene. Certo non è lo smartphone perfetto; a livello hardware ci sono ancora elementi che potrebbero essere migliorati e ottimizzati, ma non posso negare che, anche quest’anno, si siano fatti ulteriori passi avanti.C’è però un tema che aleggia sopra questa generazione, che è impossibile ignorare e che riguarda l’intelligenza artificiale. Google ha costruito buona parte della comunicazione dei Pixel 11 intorno a una Gemini sempre più presente, personale e soprattutto proattiva. Il problema è che molte delle funzioni più interessanti annunciate insieme ai nuovi smartphone, almeno al lancio, in Europa non saranno disponibili. E considerando quanto l’AI sia diventata centrale nel racconto che Google fa dei propri Pixel, è una situazione quantomeno controversa. È anche vero che Google offre questo prodotto in tutto il mondo, e solo in Europa arriva “castrato”.
Detto ciò, la domanda che mi sono posto è abbastanza semplice: tolta una fetta importante di questa nuova esperienza AI, Pixel 11 Pro XL resta comunque uno smartphone convincente? Dopo diversi giorni di utilizzo direi proprio di sì. Ma nelle prossime righe vi racconto meglio.
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