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Tecnologia

New Glenn, Blue Origin punta a 50 lanci annuali entro il 2030

La nuova sfida dell'industria spaziale si gioca sempre più sulla frequenza dei lanci, e sulla possibilità di risparmiare sfruttando la riutilizzabilità. Chi segue con interesse le tante missioni spaziali. che cerchiamo di coprire il più possibile sulle nostre pagine, sa bene che costruire un razzo potente e riuscire a portarlo in orbita è soltanto una parte del problema. Per rendere economicamente sostenibile il trasporto spaziale bisogna poter ripetere le missioni rapidamente, possibilmente più volte alla settimana, proprio come accade oggi con gli aerei commerciali. Blue Origin vuole prendere spunto da ciò che fa da tempo SpaceX, e accelerare con New Glenn, il suo gigantesco razzo alto circa 98 metri nella configurazione attuale, puntando a effettuare diversi lanci settimanali entro la fine del decennio. Un obiettivo ambizioso, che richiederà soprattutto una profonda trasformazione delle infrastrutture produttive e operative, ma che è di fatto avviato. Il progetto prevede un investimento di circa 280 milioni di euro per ampliare Rocket Park, il complesso industriale situato in Florida, vicino al Kennedy Space Center. I lavori dovrebbero concludersi nell'estate del 2027 e permettere di produrre fino a 150 stadi superiori all'anno, destinati anche alla futura configurazione New Glenn 9×4. Ma perché servono così tanti stadi?


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