Una vulnerabilità nei vecchi driver Broadcom per il sistema WPS potrebbe mettere a rischio numerosi router ancora in uso, consentendo a un hacker nelle vicinanze di leggere la memoria del dispositivo o eseguire codice da remoto. Il bug è stato battezzato WPSplinter dal ricercatore indipendente che l’ha scovato, Quentin Kaiser, ed è preoccupante soprattutto per alcuni aspetti che potremmo definire di contorno, di natura più etica, burocratica e amministrativa, che evidenziano quanto facilmente ancora oggi il complesso meccanismo della sicurezza informatica si possa inceppare per i motivi più assurdi e disparati.
Il fatto è che Broadcom è al corrente della vulnerabilità da anni: contattata dal ricercatore, ha detto addirittura di averla corretta già nel 2018, ma la patch non è mai arrivata ai molti dispositivi coinvolti. Broadcom se ne lava sostanzialmente le mani, dicendo che il suo lavoro l’ha fatto, e che bisogna rivolgersi ai produttori dei router o ai fornitori di rete che li hanno distribuiti per una soluzione. Il problema, osserva Kaiser, è che Broadcom non ha mai assegnato un identificativo CVE ufficiale, lo standard internazionale per catalogare le vulnerabilità informatiche e facilitarne il monitoraggio: è quindi probabile che la segnalazione sia passata per lo più inosservata ai produttori dei device. Broadcom si rifiuta di agire ulteriormente adesso, dicendo che ormai si tratta di hardware e software obsoleti, il cui periodo di supporto ufficiale è terminato da tempo.
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