Capire dove si nasconde la materia oscura è la sfida del nuovo millennio, ma per cominciare sarebbe utile prima di eliminare tutto ciò che potrebbe imitarne gli effetti, per evitare di non incappare in false indicazioni. Purtroppo proprio in merito a questo nasce un problema, perché alcune delle tracce considerate promettenti potrebbero essere prodotte dalla stessa galassia che stiamo osservando.
Gli astronomi studiano da tempo i cosiddetti flussi stellari, lunghe scie di stelle generate quando ammassi stellari vengono deformati dalla gravità della Via Lattea. Sono strutture molto sensibili, perché basta una piccola perturbazione gravitazionale per creare pieghe, interruzioni o addensamenti. Per questo sono stati proposti come una sorta di rivelatore naturale della materia oscura. La teoria dice che piccoli accumuli invisibili di materia oscura, chiamati subaloni, passando vicino a un flusso potrebbero modificarne la forma, ma il problema è capire se quelle deformazioni abbiano davvero questa origine.
Per scoprirlo, un gruppo della University of Washington ha simulato quattro galassie simili alla Via Lattea introducendo circa 15.000 flussi stellari, ma escludendo deliberatamente piccoli perturbatori come i subaloni di materia oscura. Dopo cinque miliardi di anni virtuali, quasi tutti i flussi mostravano comunque irregolarità.
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