A quanto pare nell’ultimo periodo gli appassionati di elettronica fai-da-te hanno sviluppato una vera e propria ossessione per il concetto di cyberdeck, un termine che se siete appassionati di cyberpunk probabilmente conoscerete da una quarantina buona d’anni. Il termine nasce (tanto per cambiare, quando si parla di cyberpunk) da William Gibson. Nel suo seminale racconto del 1984 Neuromancer (Neuromante in italiano) veniva indicato come un computer super portatile pensato per navigare nel cyberspazio. Oggi significa sempre computer super portatile, molto più compatto di un notebook - un PDA, potremmo quasi dire, generalmente realizzato in modo del tutto custom e basato su piattaforme di computing come Raspberry Pi.
Proprio Raspberry Pi nelle scorse ore ha pubblicato sul proprio blog ufficiale addirittura un tutorial per costruirsi il proprio cyberdeck basato sulle sue mitiche dev board. La responsabile social della società Ashley Whittaker ha confermato che a questo punto il trend è diventato impossibile da ignorare, con i video su TikTok e simili che accumulano visualizzazioni nell’ordine di grandezza dei milioni. Il tutorial contempla anche case, tastiera e altri componenti “esterni” alla piattaforma, ma naturalmente il fascino dei cyberdeck risiede proprio nella loro unicità. Alcuni creator riciclano vecchie valigette, altri scatole di gioielli, borse vintage o componenti recuperati da dispositivi dismessi. Il risultato sono macchine dall’aspetto futuristico e spesso ispirate all’estetica cyberpunk, ma perfettamente funzionanti per attività come programmazione o navigazione web. Insomma, si può anche intendere come punto di partenza per realizzare qualcosa di più personale e particolare.
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