Collegare una nuova centrale alla rete di una grande città è sicuramente un problema, ma non è nulla rispetto al portare energia stabile nelle regioni più isolate del pianeta. Pensiamo ad esempio all’Artico, dove tra miniere, piccoli insediamenti e infrastrutture lontane migliaia di chilometri dai principali centri abitati, anche trasportare il combustibile può diventare complicato.
Ci sono paesi che coprono zone impervie, e la Russia è sicuramente una di quelli con la maggior estensione in are simili. Ecco che torna interessante una tecnologia nata per tutt’altro scopo, ovvero spingere i rompighiaccio nucleari attraverso metri di ghiaccio. La Russia ha già costruito 15 reattori RITM-200 e altri 13 sono in produzione, segnale che il progetto sta passando dalla costruzione di pochi esemplari alla produzione su scala più ampia.
A quanto pare ogni RITM-200 sviluppa 175 MW termici e ha una vita operativa prevista di almeno 40 anni, ma è molto interessante anche l'aspetto tecnico di questo modello. Il reattore misura circa 7,3 metri di altezza e 3,3 metri di diametro perché integra nello stesso recipiente pressurizzato sia il nocciolo sia i generatori di vapore.
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