Quando si parla di produzione di idrogeno, sfruttare l’acqua di mare sembra quasi la soluzione perfetta, visto che la materia prima è praticamente inesauribile e non occorre utilizzare acqua dolce. Naturalmente non mancano i problemi, altrimenti lo faremmo con continuità e da molto tempo. Purtroppo il mare contiene sali e minerali che rendono l’elettrolisi molto più complicata. Cloruri, calcio e magnesio possono corrodere gli elettrodi o depositarsi sulle loro superfici, riducendone rapidamente l’efficienza.
Un gruppo del Dalian Institute of Chemical Physics dell’Accademia Cinese delle Scienze ha affrontato il problema da un’altra direzione, e invece di elettrolizzare direttamente l’acqua marina, il nuovo impianto da 250 kW la desalinizza sfruttando proprio l’energia che normalmente andrebbe sprecata durante la produzione dell’idrogeno. Il punto è che un elettrolizzatore alcalino lavora intorno agli 80-90 °C e può disperdere sotto forma di calore circa il 30% dell’elettricità utilizzata.Nel nuovo sistema quel calore alimenta una torre di distillazione sotto vuoto, dove l’acqua marina può evaporare già tra 40 e 50 °C. Il vapore viene poi condensato ottenendo acqua dolce, parte della quale torna nell’elettrolizzatore, e il risultato è un miglioramento del 14,4% nell’utilizzo dell’elettricità rispetto a un impianto alcalino tradizionale. Secondo i ricercatori, l'unità può produrre ogni anno circa 380.000 metri cubi standard di idrogeno con purezza del 99,99% e 256 tonnellate di acqua dolce.
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