Trovare acqua sotto uno dei deserti più aridi del pianeta potrebbe sembrare uno scherzo del destino, anche solo se pensiamo che le due cose si trovano agli estremi opposti, eppure è quanto è successo in Cina. Ma non significa necessariamente aver trovato una nuova gigantesca riserva da sfruttare, ed è questa distinzione a rendere interessante quanto sta accadendo nel Taklamakan, nell’estremo nord-ovest del paese.
La cosa interessante è che le autorità geologiche dello Xinjiang hanno individuato due nuove fonti sotterranee: una vicino alla cittadina di Andir, lungo il margine meridionale del deserto, l’altra a sud dei monti Mazartag, più all’interno, ma al di là delle ipotesi che possiamo fare, in realtà, la vera domanda è quanta di quest’acqua possa essere utilizzata senza compromettere un ambiente già estremamente fragile.
C'è anche un altro problema, ovvero che non si tratta necessariamente di acqua dolce, proprio perché parte delle risorse sotterranee del Taklamakan è salmastra. La sfortuna vuole che usarla direttamente per irrigare può progressivamente salinizzare il terreno, rendendolo meno fertile.
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