La "super app" russa Max ha capacità tecniche che le permettono di osservare e modificare ciò che avviene nelle mini-app eseguite al suo interno, fino a catturarne l'interfaccia, leggere i dati locali e intervenire sul codice. È quanto emerge da una nuova analisi condotta da ricercatori dell'Università del Michigan e di altre istituzioni pubblicata su arXiv.
Max è sviluppata da VK e negli ultimi mesi è diventata un elemento sempre più importante dell'ecosistema digitale russo, combinando messaggistica, servizi pubblici e altre funzioni tramite mini-app. Appare nell'elenco governativo dei software essenziali, per cui dall’1 settembre 2025 la sua preinstallazione è obbligatoria sugli smartphone e tablet venduti in Russia. Parallelamente, le autorità russe hanno limitato l'accesso ai servizi concorrenti. WhatsApp è stato bloccato nel febbraio 2026, mentre Telegram ha subito restrizioni e successivi blocchi, in un quadro in cui il governo ha promosso Max come alternativa nazionale.
Secondo le autorità russe l'app non è uno strumento di sorveglianza, ma la realtà sembra diversa. Lo studio, intitolato Don't Trust the Super-App: A Case Study of Russia's Max, fa emergere un problema architetturale: una super-app ospita al proprio interno altre applicazioni, e proprio per questo possiede privilegi che normalmente non avrebbe nei confronti di software indipendenti. Nel caso di Max, i ricercatori hanno dimostrato che l'app può catturare ciò che viene visualizzato nelle mini-app, accedere in lettura e scrittura alla loro memoria locale, mediare il traffico di rete e iniettare JavaScript nell'ambiente in cui vengono eseguite. Può inoltre intervenire sul contesto di autenticazione in modi che, secondo gli autori, potrebbero consentire di impersonare un utente all'interno di una mini-app senza che questo se ne accorga.
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