Il dark web continua a riempirsi di informazioni rubate e nella prima metà del 2026 sono finiti online 2,5 miliardi di dati. Il quadro arriva dall’Osservatorio Crif, che segnala ancora phishing, smishing e vishing tra le minacce più frequenti, mentre agli strumenti tradizionali si stanno affiancando truffe che sfruttano l’intelligenza artificiale, con deepfake audio e video sempre più realistici.
Tra i fenomeni in continua crescita c’è quello degli infostealer, malware distribuiti soprattutto attraverso campagne di phishing e programmi contraffatti. Una volta entrati nel dispositivo, lavorano senza farsi notare e raccolgono credenziali ed altre informazioni. L’Italia è particolarmente esposta: per quantità di account rubati e poi diffusi attraverso questa tecnica occupa il terzo posto mondiale, dietro Stati Uniti e Francia.
Sul dark web le informazioni che compaiono più spesso sono password, indirizzi email, nomi utente, numeri di telefono e dati anagrafici. Ancora più frequente è la presenza combinata dei dati delle carte di credito con codice di sicurezza e scadenza: questa configurazione viene individuata nel 99,8% dei casi ed è in aumento.
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