Andrea Meloni ha intervistato Davide Santini, collaboratore scientifico della nostra redazione da diversi anni.
Quando partirà veramente la stagione autunnale?
Del vero autunno, per il momento, non c’è traccia. Le condizioni meteo sono di stampo tardo estivo, con anticicloni spesso presenti sull’Italia e perturbazioni che latitano in maniera inquietante. Non utilizziamo aggettivi a caso: in questo periodo dovremmo essere interessati da un buon numero di perturbazioni e invece queste ultime non riescono lontanamente a scendere al di sotto delle Isole Britanniche. In alcuni articoli avevamo analizzato la possibilità di un ritorno delle piogge dai primi di ottobre, e i modelli in effetti cominciavano a fiutare questa opzione. Ma, giorno dopo giorno, la situazione è totalmente cambiata.
È vero che si prospetta ancora anticiclone per diverso tempo?
Fino alla fine di settembre non c’è la minima possibilità di avere dei fronti organizzati. L’anticiclone continuerà a proteggere l’Italia dalle piogge, mantenendo una situazione che sa ben poco di autunnale. La sua roccaforte, posizionata da mesi tra la Penisola Iberica e l’Europa occidentale, dovrebbe lentamente iniziare a perdere l’alimentazione proveniente dalle fasce subtropicali. Contemporaneamente, da ovest le correnti atlantiche avrebbero maggiore libertà di movimento, portando le precipitazioni a latitudini sempre più basse. Ed è questo il pattern meteo che dovremmo attenderci, ma che fatica in maniera incredibile a partire. Sì, è vero, il caldo estivo opprimente è un lontano ricordo: oramai la mattina presto e di sera servono una felpa o un giacchino. Ma noi non possiamo dire che stiamo vivendo condizioni autunnali solo perché la calura se n’è andata. È proprio il pattern meteorologico a livello europeo a destare preoccupazione, bloccato ormai da metà maggio.
A quando una svolta, con piogge diffuse e generose?
Una prima, timidissima svolta potrebbe arrivare non prima del 7 ottobre. In questa fase, secondo le proiezioni modellistiche, le precipitazioni potrebbero finalmente riuscire a conquistare parte del Mediterraneo, ma con molta fatica. Se analizziamo i due modelli GFS ed ECMWF, notiamo che sono molto concordi nel vedere alte pressioni costanti fino ai primi di ottobre, ma poi si apre la solita forbice. Quello americano opta per un leggero calo della pressione in quota, mentre quello europeo vede anticicloni tenaci fino a data da destinarsi.
Perché è preoccupante questo pattern?
In primo luogo, perché in questo periodo dovremmo essere interessati da perturbazioni frequenti e cieli grigi. Non è un luogo comune. L’autunno è davvero essenziale per recuperare il deficit idrico accumulato nei mesi estivi, che oramai si fa sempre più pesante, visto che la stagione estiva è rigorosamente bollente e secca. In secondo luogo, l’arrivo di precipitazioni diffuse è una manna per ghiacciai e nevai, martoriati da mesi di caldo e di siccità. Infine, anche la natura è tarata da secoli sui suoi cicli. Se continua a fare troppo caldo per tanti mesi, flora e fauna non riescono ad abituarsi al passaggio alla nuova stagione e spesso capita che, in alcune città della Valle Padana come Milano, cadano più foglie in estate per la siccità che nel mese di ottobre per il freddo. Se per noi è un guadagno dal punto di vista energetico, visto che il riscaldamento resta spento, non lo è per la natura, perché si tratta di un equilibrio meteo climatico che viene meno.
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