
Un’intuizione di oltre un secolo fa
L’idea non è recente, ebbene, già nel 1896 il chimico svedese Svante Arrhenius calcolò che un aumento dell’anidride carbonica avrebbe riscaldato le regioni polari più di quelle tropicali. Nel 1975 Syukuro Manabe e Richard Wetherald confermarono l’intuizione con i primi modelli matematici del clima: nelle loro simulazioni l’Artico si scaldava molto più del resto del pianeta. Le osservazioni satellitari degli ultimi decenni hanno dato loro ragione, anzi, il fenomeno si è rivelato più intenso di quanto stimato da molti modelli matematici.Il meccanismo: uno specchio che si rompe
Il cuore del processo è semplice: il ghiaccio marino si comporta come uno specchio e rimanda nello spazio gran parte della luce solare. Il mare aperto, scuro, ne assorbe invece oltre il 90%. Meno ghiaccio significa quindi più calore assorbito, che scioglie altro ghiaccio: un circolo che si alimenta da solo, detto retroazione ghiaccio-albedo. Non è l’unico fattore; nell’Artico il calore resta intrappolato negli strati d’aria vicini al suolo, più vapore acqueo trattiene più radiazione, e le correnti atmosferiche e oceaniche, come le acque atlantiche che risalgono verso nord, portano calore dalle latitudini più basse. Approfondimenti su questi processi si trovano in questa guida all’amplificazione artica e ai suoi effetti sul Mediterraneo.Perché se ne parla soprattutto d’inverno
Durante l’estate l’oceano libero dai ghiacci accumula energia. In autunno e in inverno la restituisce all’atmosfera, e per questo il segnale più forte si registra proprio nei mesi freddi. Il NOAA Arctic Report Card 2025 indica che dal 2006 l’inverno artico si è scaldato di 0,87°C per decennio, contro 0,35°C della media globale. L’autunno 2024 è stato il più caldo mai misurato nell’Artico, con 2,28°C sopra la norma 1991-2020.Il legame con il Vortice Polare e la corrente a getto
La corrente a getto, il fiume di venti occidentali che scorre ad alta quota, dipende dal contrasto di temperatura tra Polo ed Equatore. Se l’Artico si scalda di più, quel contrasto si riduce. Secondo un’ipotesi molto discussa, il getto tende allora a ondulare di più, con ampie anse che spingono aria gelida verso sud e aria mite verso nord. Il ragionamento vale anche per il Vortice Polare, che può deformarsi o spezzarsi dopo uno Stratwarming. Il dibattito scientifico è aperto: il collegamento è documentato in alcuni studi, tra cui una ricerca pubblicata su Science nel 2021, ma non ancora dimostrato in modo definitivo. Un’analisi sul tema è in questo nostro articolo sul Vortice Polare che può scendere fino ai Tropici.Nord America: gli ultimi due inverni
A gennaio 2025 un’ondata di gelo ha portato neve fino alle coste del Golfo del Messico, pur con un Vortice Polare insolitamente forte: secondo il NOAA la causa principale fu un getto molto ondulato. Tra il 17 gennaio e l’11 febbraio 2026, dopo uno Stratwarming di inizio anno, l’aria artica è scesa ancora più a sud: neve in Florida e in Texas, prima gelata mai registrata a Cuba, fino a -43,7°C in Ontario.Europa e Italia
Lo stesso schema può ripetersi in Europa. Quando l’alta pressione si piazza sulla Scandinavia, il gelo russo scivola verso ovest, come accadde a fine febbraio 2018 con il Burian. In Italia gli effetti più probabili sono irruzioni fredde da est, con neve sul versante adriatico del Centro e del Sud Italia e sul Nord, alternate a lunghe fasi miti e secche sotto anticicloni persistenti. Ne parliamo in due articoli sull’aria gelida verso Europa e Italia e su cosa può accadere nei prossimi inverni. Il fenomeno non riguarda solo l’inverno: esiste un possibile legame anche con le ondate di caldo di giugno. Sulla media degli anni gli inverni restano più miti. Può invece crescere la variabilità, cioè l’alternanza tra periodi molto diversi tra loro. Credit- The Arctic has warmed nearly four times faster than the globe since 1979 – Nature, Communications Earth & Environment
- Arctic Report Card 2025: Surface Air Temperature – NOAA
- Linking Arctic variability and change with extreme winter weather in the United States – Science
- Is the polar vortex causing the U.S. cold air outbreak? – NOAA Climate.gov
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