ATTENZIONE — Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright Agi.it a norma dell'art. 70 Legge 22 aprile 1941 n. 633. Le immagini presenti non sono salvate in locale ma sono Copyright del sito che le ospita.
Cultura

Manuale della poetica del minimalismo urbano

AGI - Tradotto e pubblicato in Italia per la prima volta da Bibliotheka Edizioni, arriva sugli scaffali ‘Trattato della delinquenza’ di Roberto Arlt, raccolta di ventidue brevi scritti giornalistici usciti sul quotidiano di Buenos Aires El Mundo tra gli anni Venti e Trenta. Curato da Carlo Alberto Montalto, il libro restituisce luce a una parte da noi rimasta in ombra dell’opera di uno tra i principali autori della letteratura argentina del Novecento, attraverso testi che appartengono al genere delle aguafuertes, termine che indica in spagnolo la tecnica dell’acquaforte, che Arlt trasformò in una singolare forma di cronaca urbana. Come un incisore, aveva fissato sulla pagina con precisione alcuni scorci della Buenos Aires in trasformazione del suo tempo, popolata da personaggi marginali, piccoli delinquenti, truffatori, opportunisti,  figure sospese ai confini della rispettabilità. Nel corso della sua carriera giornalistica ne pubblicò oltre mille e per questo Trattato ne aveva selezionato personalmente una serie.

Ambiente  

La malavita è il punto di partenza, ma non l’unico oggetto di queste cronache. Arlt esplora Buenos Aires raccogliendo storie, voci,  espressioni del lunfardo (il gergo popolare rioplatense) e frammenti di linguaggio giornalistico, per ricomporli in una prosa ironica e incalzante. La lingua della strada si fonde alla sua, dando vita a una scrittura teatrale, fisica e capace di deformare la realtà restituendone le contraddizioni. La criminalità è un pretesto per osservare la società nel suo complesso e per lasciare emergere, oltre la sua corazza da cinico cronista, una forma di pietà.

La marginalizzazione  

La Buenos Aires dell’immigrazione di massa, della crescita industriale e della nascita di nuovi quartieri popolari è una metropoli ibrida in cui prendono forma nuovi linguaggi e codici sociali che Arlt registra in presa diretta. Alcune pagine dedicate ai giovani e a quella che definisce la ‘scuola primaria della delinquenza’, rappresentata dal Centro di detenzione minorile di Calle Tacuarì, spostano l’attenzione dalla semplice cronaca al tema della marginalizzazione: il modo in cui una società identifica e ghettizza i suoi emarginati stabilendo il confine tra normale e  pericoloso. Arlt non è però un sociologo, ma uno scrittore e giornalista degli anni Venti e Trenta: per questo le sue aguafuertes possono essere lette oggi come un osservatorio privilegiato non soltanto sulla criminalità, ma anche sulla rispettabilità, sulla legge, sul giornalismo e sui meccanismi attraverso cui una collettività costruisce l’immagine dei propri esclusi.  

Il minimalismo urbano  

Coetaneo e concittadino dell’autore di ‘Finzioni’, Arlt è stato naturalmente messo a paragone con  Borges, sorta di suo alter ego ‘intellettuale’, ma sul versante stilistico può risultare interessante anche il confronto con il minimalismo del giornalista/scrittore Ernest Hemingway,  a propria volta suo contemporaneo. Se Hemingway tendeva a costruire la propria prosa attraverso ellissi e sottrazioni, Arlt procedeva per accumulo: gergo, dettagli, deformazioni, digressioni. Il suo minimalismo non era quello della frase scarnificata all’osso, ma della scena urbana concentrata. Un personaggio, un luogo, un gesto bastavano a produrre un piccolo cortocircuito letterario, mentre la metropoli sostituiva il paesaggio naturale: Buenos Aires come una sorta di giungla artificiale, rumorosa, sporca, burocratica e popolata da personaggi lontani dall’eroismo individuale tipico della narrativa di Hemingway. Arlt raccontava sradicati, falliti, truffatori, inventori di vie d’uscita improbabili e la sua violenza non era solo azione, ma anche corruzione, umiliazione, frustrazione, desiderio di riscatto. Rendendo il delitto sintomo delle disuguaglianze di una città. 
Testi ed immagini Copyright Agi.it