• MERCOLEDÌ 29 SETTEMBRE 2021 - SS. Michele Gabriele e Raffaele

Google Plus, partiti in USA i "ricchi" rimborsi per la class action sulla privacy

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Chi si ricorda di Google+? Ormai è passata abbastanza acqua sotto i ponti per ripensare agli anni in cui il colosso di Mountain View cercò di imporsi in un settore dominato da Facebook con un minimo di sorriso nostalgico. Torniamo a parlarne perché nelle scorse ore sono partiti i risarcimenti in merito alla class action che lo vede protagonista. Nel 2018, un articolo del Wall Street Journal aveva svelato come il social network (che all'epoca era già praticamente finito, e da diverso tempo) avesse esposto i dati personali privati di centinaia di migliaia di utenti. Il bug era rimasto aperto per anni; Google lo sapeva, ma decise di non dire niente per paura di ritorsioni governative. Più nel dettaglio: gli sviluppatori avevano accesso incondizionato ai dati attraverso l'API chiamata "People" - questo valeva anche per i profili privati. Fu effettivamente questa falla che convinse in ultimo Google a chiudere definitivamente la piattaforma. Il processo accertò che i dati personali di almeno 500.000 utenti erano stati violati. In seguito, fu scoperto un secondo bug che aveva esposto un numero ben maggiore di utenti, circa 52,5 milioni. In corso d'opera la causa si espanse per coprire anche questa casistica. Google acconsentì già l'estate scorsa a risarcire un totale di 7,5 milioni di dollari; circa la metà è andata in costi legali e amministrativi, il resto è stato spartito tra tutti coloro che si sono registrati alla class action pubblica: si parla di circa 1,7 milioni abbondanti di persone. Bastano due conti per giungere all'entità del risarcimento che spetta a ciascuno: due dollari e quindici centesimi.


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