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Juventus choc, azzerati i vertici della società: cosa è successo?

Una decisione arrivata come un fulmine a ciel sereno: Andrea Agnelli non è più il Presidente della Juventus. Con lui hanno dato le dimissioni nella serata di ieri anche Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene.
dimissioni cda juventusFacebook Juventus
La notizia è stata ufficializzata poco dopo le 22:00, ed è arrivata al termine della riunione del Consiglio di Amministrazione. Nel corso dell'incontro è stata decisa anche la nomina del nuovo Direttore Generale, Maurizio Scanavino, che è entrato in carica nella società con pieni poteri. Dopo 9 scudetti di fila e 19 trofei finisce l'era Agnelli, ad un passo dal centenario della società. Ma cosa è successo in casa Juventus? E cosa ha spinto l'intero CdA alle dimissioni?

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CdA Juventus, la Procura indaga sul falso in bilancio?

Il CdA di ieri era stato rinviato più volte negli scorsi mesi: la riunione era infatti attesa originariamente per la fine di ottobre, rimandata poi alla fine di novembre. La motivazione risiedeva nel fatto che i vertici del club si erano presi del tempo per studiare le rilevazioni segnalate dalla Consob (l'organo di controllo della Borsa) legate all'ultimo bilancio, quello del 2021-2022. Le criticità riscontrate dalla Consob – ma anche dalla Procura di Torino – riguardavano in particolare le manovre sugli stipendi dei calciatori durante il Covid, che prevedevano la rinuncia di alcune mensilità da parte dei giocatori nelle stagioni 2019-20 e 2020-21 e la restituzione nelle stagioni successive.

Dalle indagini è scaturita l'inchiesta “Prisma” che ha spinto Agnelli, Nedved e Arrivabene - tutti e tre indagati – a dare le dimissioni, facendo “cadere” il Consiglio d'Amministrazione. Alla base di questa decisione ci sono principalmente i timori per possibili ricadute della Legge 231, che sancisce il principio della responsabilità amministrativa per specifiche tipologie di reato commesse da amministratori e dipendenti di aziende nell'esercizio delle loro funzioni: in questo caso infatti la responsabilità penale può portare anche all'inibizione dell'operatività, oltre che a spiacevoli sanzioni. Il nuovo Cda è atteso per il 18 gennaio 2023, quando l'assemblea dei soci si riunirà: fino ad allora si andrà avanti in regime di “prorogatio”, cioè i vertici potranno continuare ad esercitare i loro ruoli fino al nomina del nuovo CdA.
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