• SABATO 27 NOVEMBRE 2021 - S. Valeriano vescovo

Castellucci e "Bros", un teatro totalitario

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La poetica di Romeo Castellucci, negli anni della Societas e in seguito da solo, è stato un progressivo sottrarsi al potere del simbolico, inteso come sistema di irregimentata rappresentazione dell’esistente, prigioniero di un senso dato dal linguaggio, dalla logica stessa del segno, dalla sua pretesa metafisica che tanto un oggetto quanto una verità astratta si possano “dire”, raffigurare, rappresentare.Da qui il percorso di decenni, in cui è stata sperimentata una contro-logica teatrale. Nel nuovo lavoro “Bros”, la visione per certi aspetti è ancor più radicale, tutta dentro un cupo senso nichilista. Se nella fase Societas c’era una ricerca anche di semiotiche non-occidentali (vedi la discesa di Inanna) come possibile rottura della gabbia, ora la sottrazione all’ordine del simbolico sta paradossalmente nella perfetta, esplicita aderenza ad esso, nel cedere ad esso, nell’accettarlo ed essere con esso, nulla (per mostrarne l’implacabilità). Una sottomissione che sveli la crudeltà e la finzione del Dio, dell’Ordine, del Sistema.Da qui un lavoro che ancora più degli ultimi è sia chiarissimo che inscalfibile dall’interpretazione (ovvero una possibile libertà per l’interprete dei segni). Questa radicalità di ribaltamento emerge da come lo spettacolo è stato realizzato. Protagonisti un folto gruppo di uomini anonimi, reclutati con annuncio-comparse ad ogni tappa della tournée, due giorni prima, i quali, dopo aver firmato un protocollo in cui ...



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