• MERCOLEDÌ 29 SETTEMBRE 2021 - SS. Michele Gabriele e Raffaele

Le spose dell’Isis

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Il ruolo delle donne nella Jiihad risulta sempre più centrale, come racconta un nuovo saggio. E spesso a farsi saltare in aria sono le bambine, percepite come «innocue». Violet Kemunto si era laureata nel 2015 in giornalismo all'Università di Kakamega, Kenya occidentale. Poi si è innamorata del terrorista somalo Salim Gichunge. Sul profilo WhatsApp si presentava come sposa della guerra santa, anche se continuava a intrecciarsi i capelli, a usare un rossetto acceso ed esibiva un piercing al naso. Al Shabaab, la costola jihadista somala, l'ha addestrata a diventare una spia nell'Amniyat, la cellula di sicurezza interna del gruppo armato. Violet ha aiutato il marito raccogliendo informazioni sul complesso alberghiero di Nairobi attaccato il 15 gennaio 2019 (22 civili uccisi). Violet è uno degli esempi emblematici del jihadismo femminile in Africa, raccontati nell'agile pubblicazione dal ricercatore Marco Cochi, così come le 244 kamikaze di Boko Haram o Samantha Louise Lewthwaite, detta la «vedova bianca», la terrorista inglese ricercata numero uno al mondo (Netflix le ha persino dedicato una docuserie). «Il fenomeno non è circoscritto al continente africano» riflette l'analista con Panorama. «Quasi il 10% dei circa 5.000 miliziani islamisti europei che si sono uniti all'Isis erano donne». Dopo la caduta del Califfato in Siria e Iraq, le vere bombe a orologeria sono i campi nel Nord Est della Siria, dove i curdi hanno internato 70.000 mogli, vedove e figli dell'Isis. Il nocciolo duro delle donne terroriste ...



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