• LUNEDÌ 15 AGOSTO 2022 - Assunzione di Maria vergine

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Carlo Mauri, l'ultimo Ulisse

Ha compiuto imprese epiche ai Poli, sulle vette più alte del pianeta, nelle foreste pluviali e lungo fiumi-mito. Ma non è stato celebrato come merita questo alpinista-esploratore, che ha allargato i confini tenendo sempre ben a mente una verità: «C’è da conoscere l’uomo». Una mostra ora lo racconta. «Perché vai in montagna?». «E tu perché respiri?». Si potrebbe cominciare e finire qui, dove la realtà passa il testimone alla suggestione dell’infinito, dove la parola «montagna» ha il significato allargato di natura, esplorazione, mistero, dolore, rinascita. In sintesi, dove Carlo Mauri è vissuto per tornare, a 40 anni dalla morte, a rivelarci il segreto di un’esistenza sempre al limite. La sua è una rivincita postuma. Compresso fra monumenti mediatici come Walter Bonatti e Reinhold Messner, l’uomo dal passo lungo torna nella sua Lecco con una mostra che ne ripercorre la vita e la filosofia.S’intitola Nato in salita, parla di sfide e trascendenza, l’ha curata la figlia Francesca e si potrà visitare fino a novembre al Palazzo delle Paure, che ha un nome così curiosamente cupo per un motivo ovvio: era la sede delle dogane e dell’ufficio imposte. Carlo Mauri lo riempie con cimeli, video, fotografie scelte fra 15 mila diapositive, frutto anche del lavoro immenso del nipote Pietro, videomaker. Ma soprattutto l’ultimo esploratore pervade quello spazio con la sua personalità unica, fuori scala. Diceva nel libro-testamento Quando il rischio è vita (uscito nel 1975, ripubblicato nel 2017): «Penso e scrivo la mia storia come se scrivessi e pensassi di un altro uomo. O meglio di altri uomini, di tanti quanti in ogni atto, avvenimento, caso o avventura si sono trasfigurati in me: diventando un alpinista delle Alpi, uno sherpa sull’Himalaya, un eschimese in Groenlandia, un discendente degli Incas sulle Ande, un masai sul Kilimangiaro, un uomo primitivo tra gli indiani d’Amazzonia e fra gli aborigeni del deserto australiano».Lo è stato. Il «Bigio» (lo chiamavano così, come un gatto o un lupo grigio) ha percorso tutte le tappe con una velocità supersonica perché l’Altissimo gli ha lasciato poco ...
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